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Nino Rota: dal Padrino a La Dolce Vita, il musicista "cinematografaro"

Nino Rota è stato per troppo tempo associato alla musica "leggera", quella "da film" tanto da farlo cadere, grazie ai suoi detrattori della "musica alta", nello stereotipo del compositore "cinematografaro", senz'altro "geniale" ma "leggero" ideatore di "leitmotiv". Ma Nino Rota, oggi sul doodle di Google, è davvero ben altro.

Google celebra con un suo "doodle italiano" (cioè con un "restyling" del suo logo che campeggia, a quanto sembra, unicamente nella versione ".it") il 100esimo anniversario della nascita di Nino Rota. Nino Rota, nato a Milano nel 1911 e passato a condurre sinfonie celesti nel 1979 (da quel di Roma) è un compositore e musicista italiano ampiamente "sconosciuto" dalle nuove generazioni e grandemente "mistificato" da parte delle vecchie. Questo è davvero un peccato (ed una grande ingiustizia) se si pensa alla sua sterminata ed eclettica produzione musicale che non è rappresentata unicamente dalle oltre 150 indimenticabili colonne sonore, ma dalle opere sinfoniche, da quelle di musica sacra o dalla musica da camera e corale che continuano a suscitare emozioni in tutto il mondo (ad esempio si ascolti su Toutube "Nino Rota - Piano Concerto in C major" http://is.gd/xF7tCa). Ma se Nino Rota, come "nome", è pressoché uno "sconosciuto" nel "Mondo 2.0", le sue note invece, paradossalmente, sono conosciute, canticchiate e suonate ogni secondo. Le sue composizioni infatti costellano "la colonna sonora dell'immaginario collettivo", come notava Kattens, e risuonano dalla replica di un vecchio film in seconda serata alle suonerie preferite degli smartphone. Nino Rota infatti continua ad essere "suonato" da migliaia di cellulari, solo per fare un esempio, con il leitmotiv de "Il Padrino" (The Godfather) di Francis Ford Coppola di cui è autore. Per questo lavoro fu premiato con un Oscar, insieme a Carmine Coppola, per la seconda parte della saga (http://is.gd/tG1BbU). E' importante quindi questo doodle di Google per "imporre" all'attenzione del pubblico "digitale" la memoria di un compositore sempre umile ed allegro, già "enfant prodige" a undici anni e maestro di eleganza e di creatività per il resto della sua vita. Nino Rota era un uomo che viveva immerso nella musica tanto che Federico Fellini, che la musica "la odiava" (http://is.gd/K6Iwq2), ne fu talmente affascinato e poi conquistato da far interpretare ed esprimere in note, in tutti i suoi film, quei viaggi onirici che ben sapeva raccontare con la macchina da presa. Ma l'impegno di Nino Rota sul "versante" cinematografico è stato in un certo senso quell'argine che ha segnato la sua "comprensione" da parte del grande pubblico e della "critica" che, in Italia, l'ha sempre associato ad un geniale "creatore di leitmotiv". Spiegava lo stesso Rota: "Non credo a differenze di ceti e livelli nella musica. Secondo me, la definizione di musica leggera, semileggera, seria è fittizia. (...) Il termine 'musica leggera' si riferisce solo alla leggerezza di chi l'ascolta, non di chi l'ha scritta. (...) Musica per film o altra musica, vi metto sempre lo stesso impegno. E' diverso soltanto il territorio tecnico in cui mi muovo". Queste parole di Nino Rota, tratte da "Dichiarazioni fatte durante la trasmissione 'Voi ed Io'" (cit. in E. Comuzio P. Vecchi, 138 1/2 I film di Nino Rota, Comune di Reggio Emilia, 1987, p. 14.) sono l'incipit di un interessante approfondimento di Roberto Calabretto su diastemastudiericerche.org ("Considerazioni su un musicista inattuale: Nino Rota" qui in PDF http://is.gd/SNYgNA). Nell'articolo si sottolinea proprio questo "malinteso" che Nino Rota, a cento anni dalla nascita, subisce ancora. Il suo carattere, così lontano dal "divismo" che di solito si impossessa dei musicisti di successo, e "la decisa presa di posizione contro qualsiasi forma di tassonomia dei generi musicali", come scrive bene Calabretto, hanno fatto sì che Nino Rota, dai suoi detrattori (appartenenti alla classe della "musica alta") fosse "bollato" con il "noto cliché del 'cinematografaro', o quello più benevolo del 'musicista di Fellini'" compromettendone negli anni "l'immagine agli occhi del pubblico 'colto' e alla stessa massa, pronta a vedere in lui l'allegro e bonario compositore di motivetti per la serie televisiva di Gian Burrasca e il simpatico creatore delle marcette felliniane e di tutte le melodie 'vernacolari' che contraddistinguono le sue musiche filmiche", come spiega ancora Roberto Calabretto nel suo articolo. Nino Rota ha quindi bisogno di una vera e propria "riscoperta musicale" e anche di una "rilettura" biografica per ricordarne degnamente il 100esimo anniversario della sua nascita. Il doodle di Google, a questo proposito, potrebbe essere davvero l'inizio di una nuova "aria".

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