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Nicolas Steno e Pietro il Mammut: doodle stratigrafico è la Toscana?

Nicolas Steno è Niccolò Stenone, padre della geologia e della stratigrafia, che però pare studiò esclusivamente in Toscana. Per questo il doodle di Google potrebbe rappresentare la terra di Dante. Anche per altri interessanti particolari, come "Pietro" il Mammut.

Google trasforma ancora una volta il suo logotipo per celebrare un anniversario di un personaggio illustre. Questa volta la trasformazione è "geomorfologica", nel senso che le lettere di Big G diventano delle "sezioni" di un territorio che rivela una evoluzione geologica che percorre milioni di anni. Dallo strato più "basso" a quello più "alto" si legge quindi il "grado" di antichità, e sopra la terra trionfa la biosfera, dove si vedono prati, fiumi, uccellini e scheletri che, col tempo, verranno trasformati anch'essi in un nuovo "gradino" (fossile) della storia. L'unico suggerimento per conoscere che cosa vogliano comunicarci gli artisti assunti dal motore di ricerca californiano è solamente l'"alt" (così si chiama in gergo tecnico) che appare sfiorando col puntatore il logo, ovvero: "374esimo anniversario della nascita di Nicolas Steno". Ma chi è appassionato di "scienze della terra" avrebbe potuto comunque già indovinare, dato che è proprio a Nicolas Steno che si deve il concetto "che ciò che si trova negli strati più profondi della terra è più antico di ciò che si trova sulla superficie". Ai giorni nostri questa potrebbe sembrare una affermazione banale (a parte i milioni di analfabeti funzionali http://is.gd/crBQdn ), ma nel diciassettesimo secolo (Nicolas Steno è nato a Copenaghen nel 1638) la terra "aveva" solamente quattromila anni e le idee sui fossili erano piuttosto confuse, legate com'erano a suggestioni bibliche che poco avevano a che fare con l'osservazione del creato. Interessante quindi che proprio un uomo di fede (prima luterano e poi convertito al cattolicesimo), divenuto addirittura un Vescovo (nonché Beato da Giovanni Paolo II) come Nicolas Steno abbia contribuito a sfatare i "miti" della sua epoca. Non a caso lui stesso, come si legge sulla bella pagina della Diocesi di Livorno ("Beato Niccolò Stenone" http://is.gd/XN9R6k ) disse "in una specie di diario, intitolato 'Chaos', sul cui primo foglio scrisse 'In nomine Jesu' (...): 'Peccano contro la grandezza di Dio coloro che non vogliono studiare direttamente le opere della natura... in tal modo si privano della gioiosa osservazione delle mirabili opere di Dio'. Aveva 21 anni". Questa volta il doodle di Google è pertanto particolarmente interessante per quanto riguarda la realizzazione grafica in quanto spiega, in modo accurato, l'essenza del "naturalista" ante litteram quale era Nicolas Steno. Steno è infatti considerato il padre della geologia, della stratigrafia e della paleontologia, oltreché un pioniere della cristallografia e della mineralogia. Genio del diciassettesimo secolo, quasi "fuori tempo" rispetto ai suoi contemporanei, Steno iniziò i suoi studi riguardo le "scienze della terra" in Toscana, alla corte del Granduca di Toscana, Ferdinando II de' Medici nel 1666 a Firenze. E qui sta forse il "lapsus memoriae" in cui molti saranno incespicati, dato che Nicolas Steno, come nome, di primo acchito, non dice niente. In Italia Nicolas Steno è infatti conosciuto con il suo nome "toscanizzato" di Niccolò Stenone. La Toscana e Niccolò Stenone sono quindi legati a doppio filo tanto che si può azzardare che il "doodle stratigrafico" di Google potrebbe essere proprio una rappresentazione della Toscana, terra in cui Nicolas Steno - Niccolò Stenone si occupa di geologia praticamente in modo esclusivo. Addirittura, nel fondamentale "De solido intra solidum naturaliter contento dissertationis prodromus" del 1669 ("Prodromo a una dissertazione su un solido naturalmente contenuto in un altro solido", dove pone le basi delle leggi della stratigrafia), scrive una storia geologica della Toscana, la prima del genere che sia mai stata scritta. Il fatto che il doodle di Google sia implicitamente dedicato alla Toscana si può ipotizzare a buon diritto proprio perché fuori dalla regione sembra che Nicolas Steno abbia fatto pochissime (se mai ne ha fatte) osservazioni geologiche. E il "paesaggio disegnato" di dolci colline e alberi che ricordano cipressi e pini non sono forse un altro indizio di un "doodle toscano"? Niccolò Stenone era affascinato dai paesaggi della Toscana e aveva girato la regione dalle zone costiere agli Appennini, visitando ed osservando cave (compresa Carrara) e miniere, studiando l'Arno e i suoi sedimenti. E chi, da attento osservatore, si chiederà che senso abbiano gli uccelli che svolazzano sulla "biosfera" del doodle, potrà forse soddisfare la propria curiosità approfondendo la figura di Niccolò Stenone. Forse gli artisti di Google, con una certa finezza, ci ricordano che Nicolas Steno è stato non solo un fine anatomista "di esseri umani" (ha scoperto il dotto della ghiandola parotide, il "dotto di Stenone") ma anche di animali (famosa la dissezione della testa del pescecane descritta nel "Canis carchariae dissectum caput e Historia dissecti piscis ex canum genere" del 1667), osservando la similarità, assolutamente destabilizzante per l'epoca, tra le ovaie dei mammiferi e l'ovario degli uccelli. Un altro particolare, inoltre, farebbe pensare che Google abbia voluto dedicare il suo doodle non solo a Nicolas Steno ma alla Toscana. Sulla prima lettera del logotipo appaiono infatti la testa e le ossa di un Mammut, che potrebbero rappresentare "Pietro", un mastodonte (Archidiskodon meridionalis) del Pleistocene rinvenuto "durante i lavori di preparazione di una vigna presso Borro al Quercio nel Valdarno" e, come spiega Wikipedia, "si tratta di uno scheletro pressoché completo di un elefante maschio adulto alto quasi quattro metri alla spalla del peso stimato di 16 tonnellate, con zanne originali". Come quello del doodle.

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