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Luigi Pirandello svela la maschera della riforma del lavoro

Google festeggia Luigi Pirandello, e anche se il logo di oggi (doodle) ricorda il celebre romanzo "Uno, nessuno, centomila", lo scrittore ci aiuta anche a svelare la maschera di uno Stato sempre più gerontocratico.

"Mangia il Governo, mangia la Provincia; mangia il Comune e il capo e il sottocapo e il direttore e l'ingegnere e il sorvegliante... Che può avanzare per chi sta sotto terra e sotto di tutti e deve portar tutti sulle spalle e resta schiacciato?" si domanda uno dei personaggi di "I vecchi e i giovani", romanzo dello scrittore siciliano Luigi Pirandello, di cui oggi ricorre il 145esimo anniversario della nascita.
Google celebra tale ricorrenza, come suo solito, con un doodle dedicato al grande scrittore e poeta italiano, nonché Premio Nobel per la letteratura nel 1934.
Il logo di Google di oggi, dove viene raffigurato un Luigi Pirandello che si toglie la maschera, probabilmente è ispirato al celebre romanzo "Uno, nessuno, centomila", iniziato a scrivere nel 1909 ma pubblicato solo nel 1926 ed alla base del pensiero pirandelliano, quello del relativismo psicologico e della disgregazione dell'io individuale.
Ma in questo particolare periodo storico è forse più interessante ricordare un altro dei romanzi scritti da Luigi Pirandello, appunto "I vecchi e i giovani" pubblicato nel 1913.
Il romanzo, da cui è stato tratto l'omonimo sceneggiato televisivo del 1979 diretto da Marco Leto, che è possibile ancora vedere (o rivedere) sul sito della Rai , viene ambientato nella Sicilia dei moti dei "Fasci" del 1893, ma conserva tutta la sua impressionante attualità.
Come sempre i personaggi di Luigi Pirandello rappresentano molto più che loro stessi, e in questo caso illustrano il contrastro tra due generazioni, quello "dei vecchi che non hanno saputo passare dagli ideali alla realtà e si trovano a essere responsabili degli scandali, della corruzione e del malgoverno dei giovani", come commenta il critico letterario Carlo Salinari.
Una lotta generazionale che continua a cento anni di distanza dall'uscita del romanzo, e che fa evidenziare a Bankitalia che "le opportunità di lavoro per le fasce di età più giovani continuano a deteriorarsi in tutte le regioni" soprattutto "nel Mezzogiorno dove il tasso di disoccupazione delle persone con meno di 30 anni è oltre il doppio di quello complessivo".
Una battaglia, però, che i giovani oggi non sembrano intenzionati a combattere, forse ormai assuefatti da uno Stato gerontocratico capace di affermare, mentre si vota una storica riforma del lavoro, che il "posto di lavoro non è più un diritto" , nonostante sia sempre stato e continua ad essere "posseduto" proprio dai "vecchi", che infatti non intendono privarsene.
"Nessuno aveva fiducia nelle istituzioni, né mai l'aveva avuta. La corruzione era sopportata come un male cronico, irrimediabile; e considerato ingenuo o matto, impostore o ambizioso chiunque si levasse a gridarle contro", si legge ancora nel romanzo, che descrive "tre fallimenti collettivi: quello del Risorgimento, come moto generale di rinnovamento del nostro paese, quello dell'unità, come strumento di liberazione e di sviluppo delle zone più arretrate e in particolare della Sicilia e dell'Italia meridionale, quello del socialismo, che avrebbe potuto essere la ripresa del movimento risorgimentale", come sottolinea ancora Salinari.
La stesso Risorgimento tanto apprezzato nel corso delle celebrazioni dei 150 anni dell'Unità d'Italia.
E la "cosa triste" come dice Luigi Pirandello per bocca di don Cosmo, il fratello intellettuale di Ippolito Laurentano, protagonista de "I vecchi e i giovani", e proprio "l'aver capito il gioco!".

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