le notizie che fanno testo, dal 2010

Louis Daguerre dal dagherrotipo a Flickr le 5 foto più viste di sempre

Louis Daguerre "fotografa" il logotipo di Google con un dagherrotipo in stile Mountain View. Daguerre oltre a creare il Diorama, spettacolo "3D" molto prima di Avatar di James Cameron, mise a punto il procedimento fotografico chiamato dagherrotipia, frutto di studi ed esperimenti con quel genio di Joseph Nicéphore Niépce, padre dell'eliografia e primo essere umano (conosciuto) ad aver "scattato" una foto. Oggi la foto più "vista" di sempre su Flickr è di Niklas Montonen. Ma non è un dagherrotipo.

Se il mondo 2.0 può essere così "pettinato" e "social", con le candele "vive" sugli iPad per ricordare Steve Jobs (http://is.gd/H9r1pN) e una fotocamera anche nello spioncino della porta, certamente lo dobbiamo alla ricerca di Louis Daguerre, a cui Google dedica un suo ennesimo doodle. L'epopea della fotografia infatti, sia che ti guardi dalla copertina patinata (che impone a molti i capelli sempre in piega) sia che ti spii dai satelliti militari (anche quelli che come Phobos-Grunt stanno per cascarci in testa http://is.gd/5GZIBV) parte proprio da questo artista di Cormeilles-en-Parisis in Francia. Perché di vero artista si tratta. E' curiosamente il secondo doodle di fila che il colosso di Mountain View dedica all'arte, ieri con un doodle dedicato a Giò Pomodoro (leggi "Giò Pomodoro: l'attacco d'arte e il suo gilet a 24 tasche" http://is.gd/pULQuN), mentre oggi, su scala internazionale, dedica il "restyling" del proprio logotipo al "padre di tutti i fotografi", cioè appunto Louis Daguerre, inventore del "dagherrotipo". In realtà il dagherrotipo non è una vera e propria "fotografia" come la intendiamo oggi ma, in un certo senso, una "proto-fotografia" dato che, nell'accezione comune, soprattutto in tempi digitali come i nostri, la "duplicabilità" e la riproduzione della "foto" è un dato intrinseco ed irrinunciabile del termine stesso. Louis Jacques Mandé Daguerre è nato il 18 novembre 1787 (Google nel suo doodle celebra infatti il 224esimo anniversario della nascita) ed era un pittore, un imprenditore e uno scenografo teatrale. Per queste sua attività era anche un po' chimico, un po' un ottico e molto curioso, tanto che inventò il "Diorama", l'equivalente, in un certo qual modo, delle "sale cinematografiche 3d" per gli spettatori dell'800 (il primo spettacolo fu nel 1842). Ma che cosa è il Diorama? Il Diorama è "un locale pubblico nel quale il pubblico pagante guarda a bocca aperta grandi rappresentazioni dipinte semicircolari, di paesaggi, monumenti, eventi storici. Diversamente dai Panorami, altra invenzione dell'epoca, nel Diorama l'immagine non è più fissa ma cambia con un ingegnoso gioco di proiezioni" come si legge in un interessante PDF (http://is.gd/N6ihRm) che ricorda l'invenzione su Mediastudies dell'Università degli Studi Roma Tre. C'è da dire però che il Diorama come invenzione appartiene "a parimerito" insieme a Daguerre anche ad un altro francese, Charles-Marie Bouton, grande pittore e "artista delle luci ante-litteram", essenziali per la buona riuscita dell'illusione ottica e per la "tridimensionalità" del Diorama. Charles-Marie Bouton è infatti stato per molti un vero e proprio "direttore della fotografia" ancor prima che il cinema fosse inventato (sempre in Francia dai fratelli Lumiere, per convenzione nel 1894) e che, soprattutto, ne fosse inventato il "linguaggio". Louis Daguerre, con l'invenzione del Diorama era diventato quello che oggi potrebbe essere definito un imprenditore "del mondo dello spettacolo" e fu probabilmente questa sua vocazione innata per il dipingere i "fondali" e i "paesaggi", che lo portò ad appassionarsi alle ricerche di un altro francese geniale Joseph Nicéphore Niépce, padre dell'eliografia, e a migliorare le sue tecniche fino a portarlo (dopo la morte di Niépce) a inventare la versione "finale" della dagherrotipia. Fu infatti Joseph Nicéphore Niépce, a quanto se ne sa, a produrre la prima "fotografia" della storia umana nel 1825 (eccola qui, venduta all'asta alla French National Library nel 2002 http://is.gd/oNcW68). A buon diritto comunque la paternità del dagherrotipo viene accreditata sia a Louis Daguerre che a Joseph Niépce. Ma in che cosa consiste il dagherrotipo? La definizione del Sabatini Coletti sulla Dagherrotipia (http://is.gd/ESE8px) dice tutto: "Sistema di ripresa in uso nei primi tempi della fotografia, basato sull'uso di una piastra di rame ricoperta di ioduro d'argento che, esposta a vapori di mercurio, si trasforma in positivo". A parte il "meccanismo" tecnico, che porterà al primo famosissimo dagherrotipo vero e proprio "L'Atelier de l'artiste" del 1837 (eccolo http://is.gd/KWhVQO), il termine che lo differenzia dalla fotografia, così come la concepiamo oggi, sono proprio le ultime parole della definizione: "in positivo". Il termine "positivo" riporta infatti alla mente ciò che è stata "l'altra faccia della medaglia" della fotografia pre-digitale, cioè il fatto che la fotografia fosse il prodotto (con le dovute eccezioni, "diapositiva" in primis) di un negativo, essenziale, per "riprodurre" nuove fotografie. Il dagherrotipo di Louis Daguerre invece non era "riproducibile" ed era quindi un "pezzo unico", che ne faceva realmente una sorta di rappresentazione "univoca" della realtà. Da qui nacque il mestiere del "fotografo" che ora non esiste (quasi) più. Un "fotografo alchimista", pienamente padrone della sua arte, che comprende chimica, fisica, ottica, artigianato, oltre ad avere necessariamente doti di pittore, commerciante, facchino (l'"attrezzatura" era di legno), intrattenitore e qualche volta saltimbanco e che, con la sua "camera oscura", regalava "impagabili frammenti di presente, a futura memoria" (come scriveva Ernest Kattens in "Kosmischen Fotografie"). Per almeno 20 anni il dagherrotipo fu quindi sinonimo di "fotografia" anche se la tecnica fotografica ed il procedimento di "sviluppo" dell'immagine (oltre ad essere tossico per i vapori di mercurio che si usavano), aveva bisogno di tempi di posa molto lunghi e portava ad una immagine su lastra piuttosto instabile, tanto da dover essere conservata, al buio, con molta cura, per evitare "annerimenti" successivi. Il dagherrotipo uscì di scena lentamente intorno al 1860. Il resto della "fotografia" è storia, paradossalmente scritta e riscritta, fino all'invasione della fotografia "for the masses" che ha portato, grazie alla miniaturizzazione e al genio italiano ("Il microchip Intel 4004 compie 40 anni. E parla veneto" http://is.gd/zIWVLR) alla fotografia digitale. Fotografia oggi "ubiqua" e "condivisa" come oggi dimostra Flickr, il sito di "condivisione di foto" par excellence. E forse sarà un caso, o forse sarà una citazione ricercata, oppure frutto della "sincronicità" junghiana, ma proprio ieri l'ANSA riportava la notizia "Flickr, ecco la classifica delle foto 'top'" http://is.gd/NWsIU1). Scrive l'ANSA: "Da un fulmine che colpisce un albero ad un paesaggio autunnale lombardo. Sono alcune delle foto al top della classifica stilata da Flickr la nota piattaforma di condivisione che ha usato come criteri le visualizzazioni e l'attività di social networking che ha generato". In realtà la "classifica" compilata dal team di Flickr era apparsa ad Agosto (leggi "The five most popular Flickr pictures" http://is.gd/OfoXUe). Scrive il sito luux.com l'8 Agosto: "Il team di Flickr ha compilato una lista delle 5 foto più popolari del suo sito" e specifica come "il criterio che Flickr ha usato per creare questa lista sono oltre il numero di volte che le foto sono state viste, il numero di elementi che danno credibiliotà e rilevanza alla foto, come, per esempio, l'attività che ha generato nei social network, il numero dei commenti e quante persone hanno aggiunto la foto nella propria lista dei favoriti". Se quindi la prima "foto" in assoluto della storia è stata di Joseph Nicéphore Niépce, e il primo "processo fotografico" è stato "finalizzato" da Louis Daguerre, oggi, nel 2011 la foto più vista di sempre su Flickr (foto che forse meriterà un suo "doodle" tra 200 anni) è quella di Niklas Montonen "Aixcracker", primo delle "Flickr Photos Top 5". Foto spettacolare che immortala un fulmine che si scaglia contro un albero (qui http://is.gd/oR274C) e scattata il 14 agosto 2007. Ma ecco le altre quattro a seguire: "Fly fly" di Brian Valentine ("Lordv"), una spettacolare foto di una mosca ripresa in volo (qui http://is.gd/NwHj2V); "New York Skyline" nell'anniversario della Torri Gemelle fotografato da Linus Gelber, Getty Images (qui http://is.gd/xo88h9); "Rowing in Vietnam" di "Farla" sempre di Getty Images (qui http://is.gd/JyuyvO); e per finire un pezzo di Italia. Difatti lo scatto di Tunde Pecsvari ("Kenyai") immortala con una composizione "perfetta" "Una domenica autunnale" a Magreglio, Lombardia, Italia (qui http://is.gd/OOwJRz). Insomma, un paesaggio come quelli amati, e per la prima volta fotografati, grazie ai dagherrotipi di Louis Daguerre.

• DALLA PRIMAPAGINA:

• POTREBBE INTERESSARTI:

• LE ALTRE NOTIZIE: