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Italo Calvino: Google sceglie le cosmicomiche, nel paese dei corrotti

Italo Calvino ricordato con un doodle che rievoca un racconto della raccolta "Le cosmicomiche", anche se forse l' "Apologo sull'onestà nel paese dei corrotti" sarebbe stato più adatto nel giorno in cui le piazze si riempiranno di "indignati".

Mentre il mondo degli "indignati" si prepara a scendere in piazza, 88 anni fa nasceva uno tra i più grandi scrittori del novecento, Italo Calvino, che Google omaggia attraverso l'ormai classico restyling del suo logo, che avviene quando il motore di ricerca di Mountain View decide di ricordare anniversari (più o meno) importanti. Google sceglie di ispirarsi, per il suo doodle, al primo dei 12 racconti pubblicati da Italo Calvino nella raccolta "Le cosmicomiche", dal titolo "La distanza della luna", dove il vecchio Qfwfq (protagonista e narratore), suo cugino sordo, il capitano e sua moglie (la signora Vhd Vhd) decidono di andar sotto la luna con una barca per poi salirvicisi. Ne "Le cosmicomiche", infatti, le nozioni scientifiche, soprattutto astronomiche, sono per Italo Calvino il punto di partenza per raccontare poi storie surrealiste, con un occhio sempre alla realtà e alla società contemporanea. Non è dato sapere perché Google abbia scelto proprio questo racconto per far rivivere il genio narrativo di Calvino, anche perché forse oggi, paradossalmente, più che una storiella sarebbe stato interessante rappresentare la Storia, quella descritta da Italo Calvino in un articolo pubblicato su "La Repubblica" del 15 marzo 1980, che letto 12 anni dopo sembrava descrivere l'epoca di Tangentopoli ma che, purtroppo, rimane sempre di grande ed impressionante attualità. L' "Apologo sull'onestà nel paese dei corrotti", infatti, riflette ancora una volta lo specchio di una società distorta che apparentemente senza "alcun senso di colpa" continua a reggersi "sull'illecito". Per quegli "indignados" pronti davvero a manifestare il proprio sdegno e la propria distanza da questo tipo di "sistema, articolato su un gran numero di centri di potere" avrebbe quindi forse fatto piacere, magari cliccando proprio sul doodle di Google (che tra l'altro sembra sia stato pensato solo per l'Italia), capire di non far parte di "una razza in via d'estizione" ma di una "pur sempre numerosa categoria di cittadini cui non si sapeva (e si sa, ndr) quale ruolo attribuire", cioè quella degli "onesti", descritta così bene da Italo Calvino (http://is.gd/6TGRc6). Calvino infatti, oltre a descrivere un sistema che "aveva bisogno di mezzi finanziari smisurati (...) e questi mezzi si potevano avere solo illecitamente cioè chiedendoli a chi li aveva, in cambio di favori illeciti" spiega anche come "il privato che si trovava a intascare la sua tangente individuale sulla tangente collettiva, era sicuro d'aver fatto agire il proprio tornaconto individuale in favore del tornaconto collettivo, cioè poteva senza ipocrisia convincersi che la sua condotta era non solo lecita ma benemerita". Italo Calvino intuisce difatti che "tutte le forme d'illecito, da quelle più sornione a quelle più feroci si saldavano in un sistema che aveva una sua stabilità e compattezza e coerenza e nel quale moltissime persone potevano trovare il loro vantaggio pratico senza perdere il vantaggio morale di sentirsi con la coscienza a posto". Ma la "felicità" degli abitanti di quel paese era incrinata, fa notare sempre Calvino, da quella cerchia di "onesti" che lo erano "non per qualche speciale ragione" ma "per abitudine mentale, condizionamento caratteriale, tic nervoso". Da tutte quelle persone che sanno "che fare la morale agli altri, indignarsi, predicare la virtù sono cose che trovano troppo facilmente l'approvazione di tutti, in buona o in malafede". Per questo il vero cambiamento in quel paese avverà solo quando il "modo" della "controsocietà degli onesti", che ancora resiste "in margine al costume corrente, senza altra pretesa che di vivere la propria diversità, di sentirsi dissimile da tutto il resto" finirà "per significare qualcosa d'essenziale per tutti, per essere immagine di qualcosa che le parole non sanno più dire, di qualcosa che non è stato ancora detto e ancora non sappiamo cos'è".

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