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Diego Rivera il muralista che vive e lotta ad Orgosolo

Diego Rivera dipinge come un murales il doodle di Google. Ed è interessante come colui che aveva osato dipingere Lenin al Rockefeller Center di New York ora "dipinga" per una micro-multinational di tale importanza. Ma il "vero" Rivera vive ancora, sui muri di tutto il mondo. E anche in Italia, in quel di Orgosolo.

Diego Rivera, dopo aver dipinto chilometri di muri in tutto il mondo, finisce con il dipingere, a 125 anni dalla sua nascita, un "murale digitale" sull'homepage della "micro-multinational" più conosciuta al mondo quale è Google. Il fatto è "politicamente" interessante, e avrà fatto forse inarcare il sopracciglio a qualche intellettuale comunista "superstiste", memore di un Diego Rivera membro del Partito Comunista Messicano e fondatore del Sindacato dei Pittori, Scultori ed Incisori Rivoluzionari. L'intellettuale ricorderà che lo stesso Rivera fu quello che, per coerenza, si dimise nel '29 dal Partito Comunista per il fatto di non poter, anche per il successo internazionale della sua carriera, conciliare l'essere "organico" nel Partito con il lavoro così ben pagato dai "borghesi". Ma il "piglio" politico non abbandonerà mai Rivera che nel 1933, con una provocazione epocale, si giocò onori e contratti (aveva in tasca quello degli affreschi per la fiera internazionale di Chicago) dipingendo un murale con la figura di un Lenin pensoso al Rockefeller Center di New York. Ovviamente il murales fu distrutto. Ma chi era in sintesi Diego Rivera? Innanzitutto Diego Rivera era un "muralista", il resto viene da sé. Nato nel 1887 a Guanajuato nel Messico centrale, la sua vita è da sempre connessa all'arte e all'espressione pittorica. Bambino prodigio, allievo del grande paesaggista José María Velasco, grazie ad una borsa di studio gira l'Europa e ne assorbe, come una spugna, l'essudato artistico-culturale del periodo. Cubismo, espressionismo, futurismo, ma anche contemplazione dell'arte classica, formano Rivera. Diego Rivera nelle sue peregrinazioni europee ha modo di conoscere Francia, Spagna, Olanda, Belgio, incontrando Pablo Picasso, Alfonso Reyes, Juan Gris, Amedeo Modigliani e molti altri. Espone a Parigi, raccoglie ispirazioni, e nei primi anni venti lo si vede a Roma, Firenze, Ravenna per attingere a piene mani da quella grande esposizione permanente d'arte che è il Bel Paese. Poi torna in Messico e nel 1922, nell'Anfiteatro Bolivar della Escuela Nacional Preparatoria di Città del Messico dipinge "La Creacion", il suo primo capolavoro murale. Diego Rivera, definitivamente rientrato in patria è un uomo "prorompente", affascinante, lavoratore instancabile, personalità per cui le donne impazziscono. Già reduce di matrimoni e figli incontra proprio nel suo Paese natale l'unica donna che seppe conquistarlo davvero. La giovane e tormentata Frida Kahlo, pittrice messicana, seppe rubare il suo cuore, anche se tra i due, sposati nel 1929, divorziati nel '39 e risposati nel '40, il rapporto non si può certo definire "idilliaco". Rivera diventa con José Clemente Orozco e David Alfaro Siqueiros, pur con stili e "spirito" diversi, l'artefice di quel "Rinascimento Murale Messicano" che divenne famoso in tutto il mondo per messaggio e potenza. L'uso del murales diventa quindi sinonimo di "demusealizzazione", in un certo senso di "liberazione" artistica. Il murale di Rivera diventa quindi una voce del "realismo sociale" o del "social-realismo" ma anche, in un certo qual modo, paradossalmente, la continuazione di quella tradizione della "biblia pauperum" che le chiese sono sempre state per il popolo. Ed è grazie a questa universalità del messaggio che il "mural" oltrepassa i confini del Messico, diventando un linguaggio universale fino a diluirsi in effetti, fino ai rivoli odierni, rappresentati dai "graffittari" che "illustrano" le pareti della metropoli. Ma la differenza, a prescindere dall"'arte" e dalla "tecnica", tra i murales "alla Rivera" e la stragrande maggioranza delle "storie" odierne dipinte con la bomboletta spry è cruciale. A dividerle c'è il solco della "politica", il chiaro messaggio "sociale". Non esiste infatti un "vero" muralismo che non abbia finalità politiche, intese, non con la palta dialettico-affaristica dei professionisti della partitocrazia e dei loro cortigiani, ma come una partecipazione ai fatti e ai problemi della "polis", cioè alla città e alla sua agorà. E così Rivera è pittore della storia del suo popolo, delle dominazioni e delle rivolte, delle sue evoluzioni e rivoluzioni, di sangue dei martiri della rivoluzione che ferilizzano il mais. Diego Rivera si consuma sui ponteggi, veglia le sue opere d'arte, mangia e dorme immerso nelle nelle tinte forti della rivoluzione socialista e della voglia di comunicare alle masse, di rappresentare l'arco storico della tensione sociale. E in Italia, quasi come se ci fosse una simpatia d'orizzonti, il modo di parlare "con i muri" come aveva insegnato Rivera, trova il suo Messico in Sardegna. Alcune cittadine sarde diventano dei veri e propri "paesi museo" come San Sperate, grazie all'opera pionieristica ed infaticabile di Pinuccio Sciola. Altre, come Orgosolo, dove per molto tempo ci si era parlati "muro contro muro", accade che i muri stessi comincino a parlare e ad avvicinare le persone. I disegni sui muri diventano degli effluvi silenziosi dei pensieri e delle istanze dei cittadini. Gli affreschi incominciano a colorare il paese della Barbagia. Orgosolo in provincia di Nuoro, diventa quindi per tutti il paese dei "murales". Chi vede per la prima volta la cittadina sarda non può che esserne colpito. I muri di Orgosolo vengono scelti come tela "nel 1969 da un gruppo di anarchici milanesi, che si firmarono 'Dioniso'" (it.wikipedia.org/wiki/Orgosolo) e che realizzarono il primo murales del paese sardo. Da lì i muri hanno incominciato a raccontare, soprattutto per l'opera del "Diego Rivera italiano", come molti lo conoscono, ovvero Francesco Del Casino, artista toscano votato all'insegnamento, che nel 1975, insieme ai suoi studenti della scuola media, raccontò sui muri il 30esimo anniversario della Resistenza. Il resto è storia come si legge ne "I Murales di Orgosolo. La loro unicità" nel sito del Bed and Breakfast Orgosolo (http://is.gd/LDEbP6). Per chi volesse dare un'occhiata elettronica a Orgosolo e ai suoi murales, può subito farlo grazie a Google Street, saltando, ed è questo il bello dell'informatica dal "doodle" di Diego Rivera ai suoi "effetti" sui muri della cittadina sarda. Vedrà così una certa "stratigrafia" dei murales, quella che va dalla "lotta di Pratobello" del 1969 alla guerra in Iraq fino ai giorni nostri con i nuovi "Napoleone". Ma non manca anche il murale dedicato a Diego Rivera (qui su Flickr http://is.gd/q0EH1T). Alcuni saranno un po' sbiaditi, altri più o meno conservati, altri ancora lucidi di vernice fresca, ma sta proprio qui l'essenza del murale, dato che il suo "sbiadimento", chiama un nuovo murale, una nuova vita espressiva, un nuovo messaggio. Il murales infatti non è un "quadro", ma un "manifesto" della comunità che spesso è in antitesi, come osserva Kattens, alla "società come la si dipinge". Vedere quindi su Google Diego Rivera che dipinge un murale su un logotipo commerciale, non può che essere emblematico. E l'intellettuale "superstite" non potrà che fare altri "ragionamenti". Anche perché, se si va su Google Street View in giro per Orgosolo, si vedranno che certe facce dei murales, per una mancanza di intelligenza computazionale, sono semplicemente oscurate (http://g.co/maps/nsv9t). Perché se la pioggia cancellerà dolcemente la pittura sul muro in decenni, accompagnando la memoria, il digitale ha il difetto di sbiadire "automaticamente" ed "immediatamente". Un esempio su tutti il murales "Ghe pensi mi" in via Gramsci (qui su Google Street View http://g.co/maps/nsv9t ).

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