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Charles Dickens: da Google a Scroogle passando per Volunia

Google e Charles Dickens sono imparentati per via del perfido Ebenezer Scrooge di Canto di Natale. Il personaggio che odiava il Natale perché non poteva guadagnare è infatti il doodle perenne di Scroogle, il motore di ricerca "che è Google" ma garantisce anonimia totale e assenza di pubblicità. E Massimo Marchiori con Volunia doveva fare il passo successivo.

Google e Charles Dickens hanno una parentela molto più stretta che li lega rispetto ad un mero "doodle", ed è nientemeno che Ebenezer Scrooge, il cattivissimo "vecchio avaro Londinese che odia il Natale perché è una pausa del periodo di lavoro, in cui non può guadagnare" come lo descrive Wikipedia (http://is.gd/rByyRp). Ebenezer Scrooge è il personaggio principale dell'opera forse più conosciuta di Charles Dickens, ovvero "Canto di Natale" (A Christmas Carol). Ma che c'azzecca, direbbe Antonio Di Pietro, il famoso motore di ricerca targato Mountain View con il personaggio dell'opera di Charles Dickens? Chi lo sa bene è colui che oggi sta probabilmente ridendo sotto i baffi. Certo non è conosciuto come Mark Zuckerberg e neppure come il famigerato Kim Dotcom, ma anche lui, nella storia del web ha fatto storia. Il nostro uomo, quello che oggi sorride guardando l'home page con il "doodle Google" di Charles Dickens, si chiama Daniel Brandt e la sua organizzazione Public Information Research, Inc. Il sito che "produce" e che serve centinaia di migliaia di utenti ogni giorno si chiama emblematicamente "Scroogle" e questo nome, a meno di non avere preso la pillola IM di Maccio Capatonda (qui su Youtube http://is.gd/IK7qlb) dovrebbe spiegare già tutto. Charles Dickens e Google sono uniti "via" Ebenezer Scrooge, proprio da Scroogle (http://www.scroogle.org/), una sorta di portmanteau linguistico fatto motore di ricerca che funziona in modo piuttosto semplice. Scroogle è in sostanza Google senza la sua "personalità Ebenezer", ovvero il "tracciamento" degli utenti e la "gestione" della privacy che, proprio in questi giorni, sta cambiando. Chi cerca su Scroogle riceve "il dato" da Google ma rimane completamente anonimo, senza "cookie", senza "log" e senza "cronologia". Il sito del motore di ricerca di Brendt è visitatissimo e si sostiene solamente grazie alle donazioni. E' anche disponibile un plugin per Firefox (e per altri browser). Ma Scroogle è anche la "versione" di Google "filtrata" dalla pubblicità, e da tutti gli orpelli che ormai "infastidiscono" chi vuole cercare e non vuole essere "imboccato". Insomma Scroogle, per molti, è Google come "dovrebbe essere". Il fatto che Scroogle abbia nella sua homepage il "doodle perenne" del personaggio più famoso di Charles Dickens non fa che sancire oggi più che mai, ancor di più, due facce della stessa medaglia dickensiana (Ebenezer Scrooge e Bob Cratchit). Ma se centinaia di migliaia di persone ogni giorno affidano le proprie ricerche a Scroogle, questa non può che essere la cartina di tornasole per capire la grande "voglia che c'è", negli utenti evoluti (tralasciando la vasta maggioranza di analfabeti funzionali) per un motore di ricerca finalmente "nuovo" e "neutrale". Ecco forse spiegato l'entusiasmo per Volunia e per chiunque, alla fine della fiera, "sfidi" il ciclope di Mountain View. In una rete in cui Google è di fatto il monopolista della ricerca, così come Facebook lo è per i social network, ecco che per combattere il personaggio di Dickens che c'è in ogni "micro-multinational" si attende, dopo il profeta David Brendt, il vero salvatore dei "search engine". Il "salvatore", in tempi bui di censura e controllo, di SOPA e PIPA, dove Megaupload e Megavideo chiudono e con le ultime notizie che danno un BitJunkie che getta la spugna (http://is.gd/fuLImL), era proprio individuato in Massimo Marchiori. Massimo Marchiori, informatico di Padova classe 1970, fotografato nella biografia su Wikipedia con Tim Berners-Lee (l'inventore del World Wide Web), finanziato da Mariano Pireddu a sua volta amico e socio di Renato Soru di Tiscali (http://is.gd/bgtp0V), era proprio il prescelto per "sfidare" Google, con il suo "nuovo" motore di ricerca Volunia. L'origine del nome prometteva bene, dato che Volunia sembra fosse l'unione del "Volo fino alla Luna", anche se molti altri affermano che l'unione delle parole fosse tra VOL (Video on Line, la prima internet italiana nata in Sardegna da Niki Grauso http://is.gd/vHIDar) e appunto la Luna. Ma lo stesso Massimo Marchiori mette le mani avanti. Nella conferenza stampa di "lancio mondiale" all'Università di Padova avvisa di "non aspettarsi la Luna" e quindi, visto che siamo in tema di Dickens (e ancora nel pieno del suo 200esimo anniversario), rivela di non essere David Copperfield (ovviamente il mago, però). Si sperava che Volunia fosse il nuovo Google, ma l'immagine del lottatore di Sumo (cioè Google) mostrato nello slideshow da Marchiori la dice lunga sui mezzi di Volunia e di "Ebenezer" da Mountain View. Anche perché Google, come Massimo Marchiori sottolinea, è un gigante industriale ed ha molti, moltissimi soldi. E forse allo stesso inventore di Volunia, insieme al buon Mariano Pireddu, non farà male rispolverare uno degli aforismi di Charles Dickens riportato da Wikiqote: "Il più grande principio della legge inglese è il guadagno. Non ci sono altri princìpi distintamente, certamente, e consistentemente mantenuti attraverso i suoi limitati interventi" (http://is.gd/ThGiAz). Più che un "semplice" algoritmo, forse è questo il segreto di Scroogle. Pardon, di Google.

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