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Australopiteco Lucy: evoluzione nel doodle Google ma non nella paleontologia

Nel doodle oggi Google omaggia l'Australopiteco Lucy e il 41esimo anniversario del ritrovamento dei fossili di quello che è considerato il primo ominide. Ma l'evoluzione di Lucy, da Australopithecus Afarensis a Homo Sapiens, sembra poter avvenire solo nel doodle di Google ma non nella paleontologia.

Google omaggia l'Australopiteco Lucy, considerata la nostra antenata più diretta secondo la teoria dell'evoluzione di Charles Darwin. Lucy è classificata un Australopithecus Afarensis, ominidi ritenuti parzialmente bipedi. I resti di Lucy risalgono dai 2,9 ai 3,4 milioni di anni fa ed è considerata la nostra più anziana antenata, fino però al ritrovamento in Etiopia di altri fossili (Australopithecus deyiremedaI) che retrodaterebbero tale "camminata eretta" e confermerebbero che ci sono state non solo diverse specie co-esistenti a quella di Lucy ma anche antecedenti. Il problema è che, come Lucy, questi ominidi sembrano essere più scimmie che uomini. Nel marzo del 2000 i ricercatori Brian G. Richmond e David S. Strait della George Washington University su Nature hanno dimostrato infatti che quelli che sono considerati come i nostri antenati camminavano sulle nocche delle mani. Esaminando le ossa del polso di Lucy e di un Australopithecus anamensis, specie anch'essa considerata progenitrice dell'uomo, i ricercatori hanno infatti osservato che questi due "ominidi" avevano le stesse caratteristiche di una scimmia attuale. Particolare riscontrato anche nell'Homo Naledi, che nel settembre scorso è stato presentato come nuova specie umana apparsa appena prima dell'Homo Sapiens ma che, ancora una volta, presenta le ossa delle dita incurvate, ad indicare che probabilmente camminava sulle nocche.

In base a queste scoperte "l'evoluzione lineare a partire da Lucy deve essere rivisitata" affermava infatti Yohannes Haile-Selassie, curatore di antropologia fisica presso il Museo di Storia Naturale di Cleveland negli Stati Uniti. D'altronde "le assunzioni fondamentali sulle quali si basa il pensiero evoluzionistico non vengono affatto confermati dai risultati della paleontologia" come spiegò molto chiaramente qualche anno fa in una intervista (video su Youtube) il professor Roberto Fondi, specialista in paleontologia del Dipartimento di Scienze Naturali dell'Università di Siena. Fondi spiega infatti che "i vari gruppi biologici, dalle alghe unicellulari fino ai batteri, fino all'uomo, compaiono improvvisamente nella documentazione stratigrafica senza nessun legame deterministico che li connetta. - aggiungendo - Le prove paleontologiche a sostegno dell'evoluzione sono veramente rare e quelle rare discutibili". Per Roberto Fondi, autore di "Dopo Darwin. Critica all'evoluzionismo, "l'idea dell'uomo come anello terminale di una evoluzione graduale che parta dalle scimmie australopitecine va respinta come priva di fondamento. In realtà l'uomo corrisponde ad un taxon che ha sempre conservato i suoi attributi fin dalla sua prima comparsa". Secondo queste teorie contrapposte a quella di Darwin, quindi, l'evoluzione dell'Australopiteco Lucy può avvenire appunto solo nel doodle di Google.

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