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Amelia Earhart: su Nikumaroro si cerca il Lockheed Electra

Google oggi dedica il suo logo (doodle) ad Amelia Earhart, aviatrice misteriosamente scomparsa nel 1937 mentre tentava per la prima volta per una donna di compiere il giro del mondo in aereo. Chi è Amelia Earhart, detta Lady Lindy, e che fine a fatto?

Che fine ha fatto Amelia Earhart? E' questo il titolo del documentario del National Geographic , mandato in onda nel 2008, che tenta di ricostruire il mistero dell'aviatrice statunitense inspiegabilmente scomparsa all'alba del 2 luglio del 1937, dopo aver lanciato il suo ultimo messaggio radio mentre tentava, con il suo navigatore Frederick J. Noonan, il primo giro del mondo in aereo pilotato da una donna. Nelle vicinanze dell'isola di Howland, un atollo disabitato situato nell'Oceano Pacifico, ad ovest di Kiribati (stato insulare dell'Oceania), Amelia Mary Earhart chiede aiuto: "Dobbiamo essere sopra di voi ma non riusciamo a vedervi. Il carburante sta finendo...". La Guardia costiera non riesce a mettersi in contatto con l'aereo di Amelia Earhart, e da quel 2 luglio si perdono completamente le tracce dell'aviatrice e del suo navigatore, nonostante l'allora Presidente USA Roosevelt impiegherà 9 navi e 66 aerei, e circa 4 milioni di dollari, per tentare di individuare dove presumibilmente l'aereo di Amelia Earhart era precipitato. Invano. Il documentario del National Geographic riporta la teoria che Amelia Earhart sarebbe stata fatta prigioniera dai giapponesi, che la credevano una spia statunistense. Altre teorie sulla misteriosa scomparsa di Amelia Earhart vorrebbero infatti l'aviatrice in missione per gli americani, e l'avaria solo una simulazione necessaria per compiere in gran segreto determinate manovre e ricognizioni, anche fotografiche. Il National Geographic riporta invece diverse testimonianze di soldati giapponesi convinti di aver incontrato sia Amelia Earhart che il navigatore Frederick J. Noonan, tra le isole Marshall (ad est di Kiribati), e lo Stato di Palau, ma anche il racconto di un ex soldato americano convinto del fatto di aver rinvenuto nell'isola di Guam, che fa parte dell'arcipelago delle Marianne, una valigia con all'interno documenti riconducibili ad Amelia Earhart. L'ex soldato spiega di averli consegnati ad un ufficiale, ma di tale materiale si è persa ogni traccia.
Negli anni, però, ha preso maggiormente piede l'idea che Amelia Earhart, soprannominata Lady Lindy, e forse anche il suo navigatore Frederick J. Noonan, siano naufragati sull'isola Nikumaroro, un atollo disabitato dell'Oceano Pacifico di appena 4,1 km quadrati appartenente alla Repubblica di Kiribati. Negli anni '40, infatti, pare che sull'isola sia stato rinvenuto un corpo in decomposizione, trasportato poi nelle Fiji, mentre nel 1991 membri di una missione scientifica ritrovarono una scarpa femminile, del modello pare calzato da Amelia Earhart. La leggenda di Amelia Earhart con gli anni non ha perso il suo fascino, e se nel 2009 Mira Nair dirige "Amelia", con Hilary Swank e Richard Gere , nel 2010 a Nikumaroro furono ritrovati frammenti ossei da parte del gruppo di archeologi del TIGHAR (The International Group for Historic Aircraft Recovery) . Richard Gillespie, direttore esecutivo del Tighar, spiega che questi resti ossei sono troppo compromessi per poterne estrarre il DNA, ma il ricercatore sembra essere convinto che possa far parte di quello scheletro in decomposizione rinvenuto negli anni '40, a quanto pare di una donna, probabilmente di orgine caucasica e non polinesiana. Ma non solo. Il team ha infatti anche scoperto sull'isola una lozione per il corpo di una marca molto utilizzata negli anni '30, una zip risalente agli stessi anni, un rossetto, un coltello d'osso tascabile pare simile a quello posseduto da Amelia Earhart e diversi mucchi di ossa di pesci ed uccelli, magiati "all'occidentale" (cioè staccando la testa). Infine, sarebbero state trovate delle bottiglie con cui qualcuno avrebbe provato a far bollire dell'acqua, forse di mare, per renderla potabile. Tutti questi ritrovamenti formerebbero, per il TIGHAR, più di un indizio sul fatto che Amelia Earhart si sia rifugiata, dopo la caduta dell'aereo, sull'isola di Nikumaroro. Nessuna prova, invece, riguardo il navigatore Frederick J. Noonan, che potrebbe essere morto nell'impatto.
Ciò che vuole scrivere Richard Gillespie e la sua equipe è "un nuovo capitolo della vita di Amelia Earhart", perché se si scoprisse che ha resistito per giorni, forse addirittura per mesi, su un'isola deserta situata praticamente all'Equatore e senza acqua potabile al di fuori di quella che si può raccogliere con la pioggia, si aggiugerebbe alla già eroica vita dell'aviatrice maggiore onore e celebrità. La ricerca del Tighar va quindi avanti, tanto che pochi giorni fa, a quasi 75 anni dalla sua misteriosa scomparsa (anche se oggi il doodle di Google celebra il 115esimo anniversario della nascita di Amelia Earhart) il team di archeologi è ripartito per l'isola Nikumaroro nella speranza di trovare i rottami del suo aereo Lockheed Electra. Il gruppo di Gillespie è convinto che in quelle acque ci possa essere l'aereo di Amelia Earhart o parte di esso perché una foto del litorale dell'isola scattata nell'ottobre del 1937 immortalerebbe una immagine sfocata del puntone e della ruota di un ingranaggio di atterraggio di un Lockheed Electra. Quest'ultimo viaggio durerà 26 giorni, e i ricercatori utilizzeranno tra le varie apparecchiature una nave di ricerca oceanografica della Università delle Hawaii e persino un drone settato per mappare il terreno sul fondo dell'oceano collegato ad un altro veivolo che scatterà fotografie alla ricerca di oggetti non identificati nascosti nell'acqua. E mentre gli archeologi cercano la verità sulla fine di Amelia Earhart, il polifemo di Mountain View la ricorda oggi con un doodle, a bordo del suo aereo Lockheed Electra, su cui autocelebrativamente, come sempre, troneggia la scritta Google.

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