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Alexander Calder e "la sublimazione di un albero nel vento"

Alexander Calder è l'artista "cinetico" per eccellenza a cominciare dal suo memorabile "Circo Calder" presente, in una rarissimo documento, anche su Youtube. Il "doodle" di Google non riesce però a rappresentare, digitalmente, la profondità e la leggerezza dei "mobiles".

Alexander Calder è senz'altro uno degli artisti più amati al mondo, anche se le sue opere "mobili" non sono immediatamente ricondotte al suo genio. Google con il suo "doodle" ovvero il restyling temporaneo del suo logo, aiuta il grande pubblico della rete a ricordare che quelle specie di "apette" da appendere alla culla dei neonati, sono i realtà una scultura dell'artista "cinetico" per eccellenza. Alexander Calder è un figlio d'arte, il nonno e il padre erano due conosciuti scultori americani che operavano soprattutto a Philadelphia mentre la madre era una pittrice di talento. Pochi anni dopo la sua nascita (22 luglio 1898, Google festeggia difatti 113esimo anniversario della nascita) Alexander Calder è già un piccolo artista che produce animaletti di creta ed è affascinato dal filo di rame. A soli 11 anni crea delle piccole sculture per i propri genitori come regali di Natale, e cioè un cane ed una paperella che, se sfiorata, dondola. La carriera artistica di Calder inizia però a Parigi dove si trasferì nel 1926 nel quartiere di Montparnasse. Là poté fare amicizia con artisti del calibro di Duchamp, Mirò, Mondrian e Léger e cominciare a costruire le sue opere in fil di ferro, inaugurando la rappresentazione delle "forme in movimento". Nella presentazione della bella mostra che si è tenuta a Roma tra il 2009 e il 2010, si leggeva proprio una frase di Calder del 1933 che affermava: "Perché non rappresentare le forme in movimento? Non un semplice movimento di traslazione o rotativo, ma una composizione di diversi moti di vario tipo, velocità e ampiezza. Così come si possono comporre colori o forme, così si può comporre il movimento" (http://is.gd/hHA3vi). E così, a Parigi, anche per sbarcare il lunario, incomincia a costruire e ad esibirsi con il suo "Circo Calder", un vero e proprio "teatro" in miniatura contenuto inizialmente in due valigie (finì però per essere contenuto in cinque) che rappresenta il circo in tutte le sue figure artistiche, animali compresi. Figure che sono vere e proprie sculture in fil di ferro (costruite insieme ad altri materiali di riciclo) che Calder fa vivere e rende "opere d'arte animate". Ogni opera è tale per la "prospettiva" in cui viene osservata, un concetto molto caro all'artista in tutta la sua opera "cinetica". Rara testimonianaza di questo "Circo Calder", è fortunatamente presente su Youtube "Alexander Calder performs his 'Circus' - Whitney Museum" (http://is.gd/ZRDYP4) dove lo stesso Calder rappresenta "Le Grand Cirque Calder 1927" documentato da Jean Painlevé nel 1955. Alexander Calder visitò anche l'atelier di Mondrian e ne fu talmente colpito da aderire all'arte astratta e cominciare a produrre quello che lo stesso Marcel Duchamp definì "mobiles" ovvero la "scultura cinetica" di cui Google oggi dà un esempio. Interessante notare come la "leggerezza" dell'opera traslata digitalmente, sia pur con la notevolissima maestria usata (che si può notare anche dall'ombra lasciata "sotto" e dal dondolare, oltre che dal ruotare, con opportune sollecitazioni del mouse) non riesca a descrivere ciò che per Duchamp un "mobiles" di Calder era, e cioè: "la sublimazione di un albero nel vento".

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