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1 maggio Festa del Lavoro: tutti in fabbrica col doodle di Google

1 maggio Festa del Lavoro: anche Google festeggia la festa dei lavoratori, interpretando il suo logo un po' alla "socialista", immaginando quindi il classico lavoro di fabbrica, con tanto di chiave inglese, bullone e fumo (probabilmente inquinante).

1 maggio Festa del Lavoro: anche Google festeggia la festa dei lavoratori, interpretando il suo logo un po' alla "socialista", immaginando quindi il classico lavoro di fabbrica, con tanto di chiave inglese, bullone e fumo (probabilmente inquinante) che esce dalle ciminiere di un complesso che ricorda l'Indastria di Conan. Il colosso di Mountain View forse ha voluto omaggiare, in qualche modo, il mondo socialista della Seconda Internazionale, che riunitasi a Parigi nel 1889 ufficializzò la festività del 1 maggio in Europa, anche se ricorrenze simili cominciarono ad essere celebrate già diversi anni prima, in seguito agli albori delle battaglie operaie che puntavano, in particolar modo, ad una regolamentazione dell'orario di lavoro, poi fissato ad otto ore. Oggi il diritto al lavoro dovrebbe essere ormai una conquista radicata da tempo, ma purtroppo in molti Paesi del mondo, e anche qui in Italia, è la disoccupazione come la mancanza di tutele sindacali a gravare pesantemente sulla vita di tante persone, soprattutto giovani. Solo ieri il Capo dello Stato Giorgio Napolitano ricordava che "per poter aprire nuove prospettive di occupazione in tutto il Paese, è imperativo riuscire a intervenire su cause strutturali di ritardo della nostra economia". La nostra Repubblica, come sancisce l'articolo 1 della Costituzione, è fondata sul lavoro, o meglio dovrebbe esserlo. "Allarmano i dati relativi ai giovani tra i 15 e i 29 anni" dice ancora Napolitano, come quelli "sulla precarietà dell'occupazione dei giovani" oltre che "il dato dei quasi 2 milioni di giovani fuori di ogni tipo di occupazione, ormai fuori dal ciclo educativo e non coinvolti nemmeno in attività di formazione o addestramento", cioè i cosiddetti NEET (Not in Employment Education or Training). Per questo motivo fa forse un po' sorridere vedere come ancora il lavoro venga associato alla vecchia idea di fabbrica che Tommaso di Ciaula in "Tuta blu. Ire, ricordi e sogni di un operaio del Sud" ha saputo ben rappresentare e fissare. Il XXI secolo dovrebbe essere infatti l'era del lavoro con al centro l'uomo e non con intorno la fabbrica.

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