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Se non ora quando? Indetti gli Stati Generali per l'8 marzo

Più di un milione in piazza per la manifestazione delle donne "Se non ora quando?". Tanti gli interventi, dalla leader della CGIL Susanna Camusso a suor Eugenia Bonetti. L'appuntamento è ora fissato all'8 marzo, Festa delle Donne, dove saranno indetti gli Stati Generali.

Forse ieri qualche "radical chic" (come definite da Maria Stella Gelmini) in piazza c'era per la manifestazione "Se non ora quando?" contro Berlusconi, anche se la maggior parte delle donne (e anche uomini) scese a manifestare saranno state mosse solo da una sana voglia di rinnovamento, non solo di governo ma anche di morale.
"Ha perso un'altra occasione per tacere - spiega il leader della CGIL Susanna Camusso rivolgendosi a Maria Stella Gelmini - Ogni volta che parla di una manifestazione sbaglia e non si accorge di come è fatto il mondo. C'è il diritto d'opinione in questo Paese, il diritto di sentirsi donne a pieno titolo senza che nessuno ci debba dare il permesso. Altro che moralismo e radical chic, per capire basta guardarsi intorno in questa piazza, piena di donne e uomini che lavorano".
Molti gli interventi a Piazza del Popolo, mentre in tutta Italia sembra che si siano radunati circa un milione di persone, stando agli organizzatori. A Roma la manifestazione cominciata con 90 minuti di silenzio e una grande striscione calato dal Pincio con la scritta "Vogliamo un Paese che rispetti le donne". Tra gli interventi più applauditi sicuramente quello di suor Eugenia Bonetti, missionaria per 24 anni delle Consolate in Africa e ora a Torino dove lavora per la Caritas. E' suor Eugenia Bonetti che ricorda al popolo delle donne, più di chiunque altra paradossalmente, che l'attenzione deve essere focalizzata sul fatto che ci troviamo di fronte a "notizie che ci sgomentano, che ci portano a pensare che siamo lontani in Italia dal considerare la donna per ciò che è. E non ci rendiamo conto che la prostituzione del corpo delle donne è diventata una parte integrante del nostro vivere quotidianamente. Non possiamo restare indifferenti a questa mentalità, ne siamo tutti responsabili e bisogna da oggi fare ciascuno la propria parte". Suor Eugenia Bonetti ricorda, infatti, che bisogna indignarsi anche quando si accende la televisione e lo spettacolo che offrono i media è quasi sempre di "mercificazione" femminile. Suor Eugenia Bonetti spiega poi che bisogna "dare voce a chi non ha voce, alle nuove schiave che vengono nel nostro Paese pensando di trovare un futuro migliore. E' per loro e per tutte noi che faccio appello perché sia riconosciuta la dignità della donna. Di queste schiave siamo sorelle e madri, per noi e per loro dobbiamo dire basta a questo indegno mercato del mondo femminile, a quei diretti umani fondamentali che sono negati".
Sul petto invece la Camusso esibisce lo slogan "Non più disposte a farci consumare" e dal palco spiega: "Vorrei abbracciare simbolicamente tutte le donne giovani e non che lottano contro la precarietà, e vogliono lavorare e non vogliono sentire su di loro quello sguardo che svilisce e offende. Vorrei che la giustizia fosse uguale. Vorrei che quando si parla di minorenni si pensasse allo studio, al gioco, al futuro. Vorrei un Paese con una sola morale, perché quella doppia offende e nasconde la nostra dignità. Vorrei, ma so che è così, che libertà, democrazia, sesso, donne, futuro fossero di nuovo parole pulite".
A chiudere la manifestazione di Piazza del Popolo Francesca Izzo, docente universitaria, che a nome del comitato promotore comunica che l'8 marzo, Festa delle Donne, saranno indetti gli Stati Generali, "aperti anche agli uomini" sottolinea. "Serviranno a continuare a far sentire forte e autoritaria la nostra voce", conclude. Da sottolineare che originariamente le assemplee degli Stati Generali (come quelle nate prima della Rivoluzione Francese del 1789) venivano indette "quando incombono sul paese pericoli di una certa importanza" e per "limitare il potere monarchico".
La fine degli Stati Generali in Francia fu infatti sancita quando il Terzo Stato (cioè i rappresentanti del popolo) si autoproclamarono l'unico vero rappresentante della nazione, tanto che il loro nome cambiò in Assemblea Nazionale. Ancora oggi l'Assemblée nationale è la Camera più importante nel sistema bicamerale francese, anche perché quella in cui il governo ha bisogno di una maggioranza.

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