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Jamila, "di una bellezza magnetica", torna a scuola

Jamila, pakistana, oggi dovrebbe tornare a scuola, per la felicità dei compagni di scuola e dei suoi insegnanti, preoccupati del fatto che da qualche giorno la 19enne non frequentava più le lezioni a causa, a quanto pare, del fatto che la sua bellezza attirava troppi sguardi.

Jamila oggi dovrebbe tornare a scuola, per la felicità dei compagni di scuola e dei suoi insegnati, preoccupati del fatto che da qualche giorno la 19enne non frequentava più le lezioni "a causa, a quanto ci è dato saperne (ma, ahinoi, siamo nel campo del 'sentito dire'), del volere dei famigliari, ai quali sarebbe venuto all'orecchio di sguardi, innamoramenti, dediche d'affetto inconcepibili per l'onore di genitori e fratelli, i quali l'avrebbero promessa in sposa a un individuo mai visto che sta nella sua lontana terra natia" come scrive un insegnate in una lettera aperta pubblicata su BresciaOggi. E proprio grazie a questo insegnante che la storia di Jamila è finita bene, senza matrimoni coatti o peggio, come la cronaca di questi anni purtroppo di ha abituati.
L'insegnante, facendo pubblicare l'accorato appello, mobilita la polizia di Brescia che bussa a casa di Jamila, ragazza pakistana in Italia da quando aveva 13 anni. Nella lettera l'insegnante descrive Jamila come una "ragazza dolce, sensibilissima, dall'intelligenza cristallina e dalla voglia di studiare, di capire, di partecipare davvero encomiabili (cari colleghi professori, di quanti dei nostri alunni 'nostrani', privi dell'ostacolo linguistico in sè, potremmo dire lo stesso?)" ma con un "difetto", e cioè che la giovane pakistana è anche "bellissima. Di una bellezza magnetica, arcana, indescrivibile. E questo, si sa, spesso diventa una condanna".
Da quanto si apprende, infatti, i 3 fratelli di Jamila, anche a causa di difficoltà economiche, avrebbero ad un certo punto vietato alla sorella di uscire di casa e di andare a scuola e lei, come sempre, ha ubbidito. Sembra infatti che vi fosse l'intento di ritornare in Pakistan e dare in moglie Jamila ad un cugino. Grazie al pronto intervento della polizia e del console Syed Muhammad Farooq, che ha spiegato alla madre e ai fratelli di Jamila che il Corano non sarebbe stato violato anche lascinado la libertà alla ragazza di vivere e di amare liberamente, tutto si sarebbe risolto per il meglio. I familiari di Jamila, infine, si sono impegnati a far ritornare Jamila a scuola. La CGIL, invece, ha promesso di occuparsi del risarcimento per la morte del papà della ragazza, "morto due anni fa per un infarto mentre lavorava in fonderia", come spiega Silvia Spera, della segreteria del sindacato a Brescia.

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