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Chiede separazione dopo 24 anni di maltrattamenti, ma marito giudici non ha colpa. Fedeli (PD): sconcerto

"Apprendiamo che per il Tribunale di Genova una donna che chiede la separazione dopo 24 anni di maltrattamenti subìti dal marito non ha diritto a niente, perché avrebbe tollerato di fatto simili condotte: una sentenza che lascia sconcerto", comunica in una nota la senatrice democratica Valeria Fedeli.

"Apprendiamo oggi che per il Tribunale di Genova una donna che chiede la separazione dopo 24 anni di maltrattamenti subìti dal marito non ha diritto a niente, perché avrebbe tollerato di fatto simili condotte: una sentenza che lascia sconcerto, che afferma una cultura di non rispetto della dignità e integrità della donna e che contrasta con tutte le norme sulla violenza di genere del nostro Paese" denuncia in una nota Valeria Fedeli, vice presidente del Senato.
"Secondo i giudici della quarta sezione civile del Tribunale di Genova, che hanno esaminato questo caso, - spiega l'esponente del PD - la separazione non può essere considerata una colpa del marito violento, nonostante le percosse, certificate e documentate, nonostante l'alcolismo e gli effetti della violenza dell'uomo anche sulla vita dei figli, dunque mi chiedo se chi ha esaminato il caso abbia mai letto la Legge 27 giugno 2013, n. 77, con cui è stata ratificata la Convenzione di Istanbul, e la Legge 15 ottobre 2013, n. 119, sul femminicidio, e se abbia preso in considerazione tutti i dati che abbiamo a disposizione, a cominciare da quelli forniti dall'Istat, per conoscere nei dettagli le caratteristiche della violenza sulle donne."
"Con questa sentenza si rischia di tornare indietro - avverte la senatrice dem -, verso una cultura giuridica in cui si giustificano i mariti, gli uomini, maltrattanti che non a caso sono sempre persone vicine alla quotidianità affettiva delle donne; c'è evidentemente un problema culturale profondo davanti al quale è fondamentale che prendano posizione soprattutto gli uomini che esercitano funzioni pubbliche, con comportamenti responsabili e scelte che possano contribuire, specialmente per le nuove generazioni, a costruire relazioni non violente e non discriminatorie".

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