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Afghanistan è per donne il Paese più pericoloso. Somalia "solo" quinta

Secondo un sondaggio di TrustLaw, il servizio di informazione legale gestito da Thomson Reuters Foundation, sarebbe l'Afghanistan il Paese più pericoloso per le donne. Subito dopo il Congo, il Pakistan, l'India e "solo" quinta la Somalia, che credeva di posizionarsi prima.

"Il conflitto in corso, gli attacchi aerei della NATO e le pratiche culturali fanno dell'Afghanistan un posto molto pericoloso per le donne", ha spiegato Clementina Cantoni, in base in Pakistan come operatore umanitario di ECHO, il dipartimento aiuti umanitari della Commissione europea. A stabilirlo un sondaggio di TrustLaw (http://is.gd/dYKWnQ), il servizio di informazione legale gestito da Thomson Reuters Foundation, che ha lanciato la sua nuova sezione di Donne TrustLaw (TrustLaw Woman), centro mondiale di notizie e informazioni sui diritti delle donne, che offre anche patrocinio gratuito legale alle donne di tutto il mondo grazie ai suoi 450 studi legali. Al sondaggio hanno partecipato 213 esperti di tutti e 5 i continenti che hanno cercato di classificare i Paesi in base ad una percezione complessiva del pericolo in base a 6 fattori di rischio, cioè l'accesso alle strutture sanitarie, la violenza sessuale, la discriminazione sessuale, le pratiche culturali o religiose, la mancanza di accesso alle risorse economiche e la tratta di esseri umani. L'Afghanistan è per le donne il Paese più pericolo perché risulta complessivamente il peggiore in ben 3 di queste 6 categorie. In Afghanistan, infatti, vi è un altissimo tasso di mortalità materna, il che indica un difficile accesso alle strutture sanitarie per le donne. Inoltre, per gli intervistati, vi è la quasi mancanza totale di diritti riguardo l'accesso alle risorse economiche e c'è una grande discriminazione sessuale, che deriva anche da diversi fattori culturali e religiosi. Al secondo posto di questa triste classifica per le donne, c'è la Repubblica Democratica del Congo (RDC). Dal sondaggio di TrustLaw emerge che il Congo non si è ancora ripreso dalla guerra del 1998-2003, che ha causato la morte di quasi 5 milioni e mezzo di persone. Il Congo si è "meritato" questo secondo posto a causa soprattutto degli impressionanti livelli di violenza sessuale che subiscono quotidianamente le donne. Solo poco tempo fa, infatti, era uscito uno studio che denunciava il fatto che nel Congo ogni anno venivano violentato circa 400mila donne, tanto che l'ONU ha definito il Congo come la "capitale dello stupro nel mondo". Il Pakistan si aggiudica il terzo posto, a causa delle sue pratiche culturali, tribali e religiose oltremodo pericolose per le donne, poiché includono aggressioni con l'acido, matrimoni forzati, punizione o castighi tramite lapidazione e altri abusi fisici tremendi. Secondo della Commissione Diritti Umani del Pakistan, spiega il rapporto di TrustLaw, circa 1.000 donne e ragazze muoiono per esempio ogni anno a causa dei "delitti d'onore". Forse un po' a sorpresa, al quarto posto appare l'India, a causa del feticidio femminile, l'infanticidio e traffico di esseri umani. Il sondaggio infatti ricorda che nel 2009, "l'India dell'allora ministro Madhukar Gupta ha stimato che 100 milioni di persone in un anno, in maggioranza donne e ragazze, sono stati infatti coinvolti nella tratta di esseri umani". Il Central Bureau of Investigation indiano aveva infatti calcolato che "nel 2009 circa il 90 per cento del traffico si è svolto all'interno dell'India e che ci sarebbero state circa 3 milioni di prostitute, di cui circa il 40 per cento erano bambini". "Oltre alla schiavitù sessuale - spiega sempre il sondaggio di TrustLaw - altre forme di traffico si riscontrano nell'elevato numero di matrimoni forzati e lavoro forzato, secondo un rapporto del Dipartimento di Stato USA sul traffico nel 2010". Al quinto posto c'è invece la Somalia, anche se il loro ministro delle donne, Maryan Qasim, ha spiegato a TrustLaw di essere "totalmente sorpresa" di questo risultato, perché convinta che la Somalia si sarebbe posizionata al primo posto a causa della grandissima mortalità materna, per gli elevati numeri di stupri, per il limitato accesso all'istruzione e all'assistenza sanitaria ed economica, senza contare la barbara pratica delle mutilazioni dei genitali femminili. "La cosa più pericolosa in Somalia per una donna è di rimanere incinta - spiega sempre Maryan Qasim - Quando una donna rimane incinta la sua possibilità di rimanere in vita è del 50%, perché non c'è sufficiente assistenza prenatale. Non ci sono ospedali, assistenza sanitaria, niente di niente". "Gli stupri sono poi all'ordine del giorno - continua il ministro somalo - e la mutilazione genitale femminile si sta facendo per ogni singola ragazza in Somalia. Aggiungete a ciò la carestia e la siccità. Aggiungete a ciò i combattimenti, si può morire ogni minuto, ogni giorno".

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