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La pazzia della mafia: il doc a "Diario Civile", seconda serata 3 febbraio Rai Storia

"La follia come scappatoia, come espediente per evitare il carcere; una finzione spesso utilizzata dalla mafia e raccontata dal documentario 'I pazzi siete voi', proposto da 'Diario Civile' - in onda mercoledì 3 febbraio alle 23.30 su Rai Storia, con un'introduzione del Procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti", fanno sapere in un comunicato dalla tv di Stato.

"La follia come scappatoia - scrive in una nota la tv pubblica -, come espediente per evitare il carcere; una finzione spesso utilizzata dalla mafia e raccontata dal documentario 'I pazzi siete voi', proposto da 'Diario Civile' - in onda mercoledì 3 febbraio alle 23.30 su Rai Storia, con un'introduzione del Procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti. In primo piano le storie più significative del rapporto tra follia e criminalità 'contaminate' con il teatro e la letteratura, grazie agli interventi dell'attore Giovanni Scifoni, e alle testimonianze di Giancarlo De Cataldo, Gilberto Corbellini, Corrado De Rosa, Enrico Bellavia, Cristian Raimo e Maurizio De Lucia, che analizzano le storie criminali da sei punti di vista diversi, e provano a ragionare sulla cattiveria, sulla malvagità, sulla follia, sulla finzione."
Si specifica in aggiunta: "La storia di Cosa Nostra e della camorra è piena di storie di questo tipo ('il maxiprocesso sembrava un ambulatorio di un medico della mutua', sottolinea lo psichiatra Corrado De Rosa), che attraversano più di quaranta anni di vicende criminali, e affondano le loro radici nel sistema corruttivo che le organizzazioni criminali hanno messo in piedi, servendosi anche di personaggi inquietanti come Aldo Semerari, psichiatra forense, ucciso proprio perché prestava i suoi servizi da perito corrotto a due clan camorristici contrapposti."
Si espone al termine: "Agostino Badalamenti, Balduccio di Maggio, Raffaele Cutolo e Marcello Colafigli, hanno tutti pagato per ottenere certificati medici in cui si attestasse la loro pazzia e per questo hanno scelto di umiliarsi fingendo malattie, e dichiarando di essere Napoleone e di sentire voci, o invocando la mamma come bambini. Finzioni da miserabili che però li hanno resi forti e potenti nel loro clan mafioso, perché sono riusciti a ingannare i giudici, a 'fregare' lo Stato. 'C'è stata una stagione – ricorda lo scrittore Giancarlo De Cataldo - tra la fine degli anni Settanta e l'inizio degli anni Ottanta, in cui l'ospedale psichiatrico giudiziario era una sorta di hotel nel quale trovavano rifugio i più importanti boss ed esponenti della malavita, e ciò poteva avvenire solo grazie a delle perizie compiacenti'. Ma c'è un altro aspetto della follia utilizzata dalle organizzazioni criminali: dare del 'matto' ai 'nemici', ai giudici (come fece Liggio che diede dello 'psicopatico' al giudice Terranova) o ai collaboratori, per screditare le loro deposizioni. Il caso più conosciuto è quello di Leonardo Vitale, il primo vero pentito di mafia, che nel 1973 svelò la struttura di Cosa Nostra facendo nomi e cognomi, che fu accusato di essere matto, chiuso in manicomio e di fatto 'disinnescato', prima di essere ucciso, dopo anni di torture e vessazioni che lo avevano reso davvero psicologicamente instabile. La sua morte, nel 1984, fu un monito a quanti si apprestavano a collaborare con la giustizia nei primi anni Ottanta, gli anni in cui Tommaso Buscetta stava raccontando al giudice Giovanni Falcone i segreti di Cosa Nostra. 'Il mafioso è un matto che finge di essere matto per poter continuare la propria follia', chiude il giornalista Enrico Bellavia."

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