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Il Maxiprocesso di Palermo 30 anni fa: il doc Maxi, 11 febbraio Rai Storia

"Trent'anni fa, il 10 febbraio 1986, si apre il maxi processo per crimini di mafia nell'aula bunker di Palermo. Lo racconta il documentario 'Maxi' di Alessandro Chiappetta - in onda mercoledì 10 febbraio alle 22.30 su Rai Storia - che ripercorre la genesi del processo, con l'istruttoria firmata da Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e dagli altri giudici del pool antimafia, e il delicato cammino che portò nell'aula bunker, appositamente costruita, 475 imputati", illustra in una nota la tv di Stato.

"Trent'anni fa, il 10 febbraio 1986, si apre il maxiprocesso per crimini di mafia nell'aula bunker di Palermo. Lo racconta il documentario 'Maxi' di Alessandro Chiappetta - in onda mercoledì 10 febbraio alle 22.30 su Rai Storia - che ripercorre la genesi del processo, con l'istruttoria firmata da Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e dagli altri giudici del pool antimafia, e il delicato cammino che portò nell'aula bunker, appositamente costruita, 475 imputati" comunica la tv pubblica.
Viene sottolineato inoltre: "'Giovanni Falcone - racconta l'ex Procuratore Nazionale Antimafia, Pietro Grasso, giudice a latere nel maxiprocesso - si impose perché il dibattimento si svolgesse a Palermo, rifiutando la proposta di spostarlo a Roma. Questo processo è stato istruito dai giudici palermitani - sosteneva Falcone - e devono essere i giudici palermitani a processare la mafia'. Prima dell'inizio del dibattimento, della mafia si conosce ancora poco. Sono soprattutto i pentiti protagonisti del processo a svelare segreti e retroscena dell'organizzazione, a cominciare dal nome: Cosa Nostra. Su tutti, Tommaso Buscetta e Salvatore Contorno, due uomini d'onore usciti sconfitti dalla seconda guerra di mafia, e ai quali i Corleonesi, le famiglie mafiose vincenti, avevano ucciso parenti e amici. Dalle loro testimonianze in aula emergono le prove decisive per incastrare Pippò Calò, Michele Greco, Luciano Liggio, i grandi padrini finalmente alla sbarra, o uomini come Bernardo Provenzano e Totò Riina, condannati all'ergastolo benché latitanti. 'La soddisfazione di vedere la mafia in faccia – ricorda il giudice Giuseppe Ayala – era pari al senso di responsabilità per il compito a cui eravamo stati chiamati'. Il racconto delle principali udienze e dei passaggi salienti del dibattimento si intreccia ai ricordi e alle testimonianze dei protagonisti."
"Tra questi - si rende noto poi -, il Presidente del Senato, Pietro Grasso, il Presidente della Corte, Alfonso Giordano, il giudice Giuseppe Ayala, pm dell'accusa; ma anche giornalisti, avvocati, giudici popolari, Leoluca Orlando, sindaco di Palermo in quegli anni, e il Capo della Polizia Antonio Manganelli, ex vicecapo del Nucleo Anticrimine, che si occupò della gestione della collaborazione di Buscetta."
"Tra i momenti più toccanti - si riporta poi -, il confronto tra Pippò Calò e Tommaso Buscetta, definito dal Presidente Giordano 'teatro giudiziario'. 'Fu lì - ricorda Ayala – che capii che il processo non lo potevamo perdere'. Fino alla descrizione delle 'camere della morte' da parte del pentito Vincenzo Sinagra, definite 'un mattatoio' da Mario Lombardo, membro della giuria popolare. E poi, le testimonianze delle parti civili, le madri e le vedove di mafia, che restituirono un'atmosfera drammatica e toccante all'intero processo. Un'esperienza che ha cambiato le vite di chi ne ha preso parte, e che ha profondamente segnato un'epoca della storia della mafia e della vita di Palermo."
Si riferisce in ultimo: "E non manca l'attuale analisi di chi la mafia la vive e la racconta oggi, come il giovane cronista Giuseppe Pipitone, nato proprio nel 1987, durante il maxi processo, e giornalisti come Francesco La Licata, Enrico Bellavia e Giuseppe Lo Bianco, gran conoscitori dei fenomeni mafiosi, o come Salvatore Cusumano, per anni volto di punta dell'informazione della Rai in Sicilia."

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