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Ho scelto la prigionia: diari di soldati italiani tra il '43 e il '45, su Rai Storia 17 giugno

"Dopo l'8 settembre 1943, decine di migliaia di ufficiali, sottufficiali e soldati italiani vennero disonorati e catturati dai tedeschi che erano stati, fino a quel momento, i loro alleati. Oltre settecentomila furono i deportati in Germania e in Polonia, in ventimila morirono nei campi di prigionia. A loro è dedicato il documentario 'Ho scelto la prigionia', firmato da Francesco Conversano e Nene Grignaffini, in onda venerdì 17 giugno gennaio alle 21.30 su Rai Storia", diffonde in un comunicato la Rai.

"Dopo l'8 settembre 1943 - viene riportato in una nota della Rai -, decine di migliaia di ufficiali, sottufficiali e soldati italiani vennero disonorati e catturati dai tedeschi che erano stati, fino a quel momento, i loro alleati. Oltre settecentomila furono i deportati in Germania e in Polonia, in ventimila morirono nei campi di prigionia."
"A loro - gli lnternati Militari ltaliani - è dedicato il documentario 'Ho scelto la prigionia', firmato da Francesco Conversano e Nene Grignaffini, in onda venerdì 17 giugno gennaio alle 21.30 su Rai Storia. 'Fu il prezzo drammatico pagato al fascismo e alle sue volontà di potenza e al contempo, il primo momento di resistenza' per la successiva scelta dei militari di rimanere prigionieri in Germania, ha scritto la storica Rossella Ropa. Durante la prigionia i tedeschi sottoposero i militari italiani a un trattamento punitivo, la cosiddetta 'alimentazione proporzionata alla produttività' riducendoli, denutriti, al limite dello sfinimento" prosegue la tv di Stato.

"Il campo di concentramento diventò così per ognuno di loro il luogo della lotta per l'affermazione della dignità umana prima ancora di quella dell'essere soldati - si segnala inoltre -, il luogo in cui salvaguardare la propria identità, una sorta di luogo in cui praticare 'l'educazione alla democrazia', il momento in cui elaborare la crisi morale e materiale del proprio Paese, gli errori e le colpe del fascismo."
"Filo conduttore del documentario sono le immagini fotografiche scattate clandestinamente dal tenente Vittorio Vialli. Durante l'internamento, Vialli diventa una sorta di 'fotografo clandestino' che gode della solidarietà dei compagni di prigionia e realizza una sorta di 'reportage', unico in tutta Europa. Sono quattrocentocinquanta scatti fotografici, sviluppati e stampati solo alla fine della guerra, all'interno dei quali è evidente un suo personale sguardo e 'punto di vista' estetico e formale sull'avvenimento fotografato. La documentazione fotografica comincia il primo giorno della sua cattura, l'8 settembre del '43, e termina il giorno della sua liberazione, quando ritorna in Italia nel settembre del '45 e scatta l'ultima foto al Brennero. Attraverso le foto di Vialli, rivive la triste vicenda comune a centinaia di migliaia di prigionieri italiani; le sue fotografie raccontano la vita quotidiana dei soldati durante la prigionia, dalla lotta per la sopravvivenza fino al loro ritorno a casa. Il racconto è arricchito dai frammenti dei diari scritti da militari internati nei lager tra cui quello di Giorgio Raffaelli e dello scrittore Giovanni Guareschi, compagno di prigionia di Vialli. Le immagini di repertorio dei campi di prigionia e della guerra, saranno un altro elemento di testimonianza di quella drammatica esperienza. Infine gli interventi di illustri storici e le testimonianze di alcuni familiari degli ex-internati, contribuiranno alla 'ricostruzione' della memoria della vicenda" si evidenzia in conclusione.

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