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Omsa Faenza chiude per aprire in Serbia

Lo stabilimento Omsa di Faenza, in provincia di Ravenna, presto chiuderà i battenti per aprire in Serbia. A rimanere senza lavoro 350 dipendenti, quasi tutte donne. L'assessore regionale Gian Carlo Muzzarelli sottolinea come l'Italia sta pagando "l'assoluta mancanza di una politica industriale del governo".

Lo stabilimento Omsa di Faenza, in provincia di Ravenna, presto chiuderà i battenti per raggiungere la Fiat. La Golden Lady Company, il gruppo proprietario del marchio, ha deciso infatti di spostare lo stabilimento in Serbia, dove tra l'altro ne ha già altri due, dopo aver trovato un accordo con il Ministro dell'Economia serbo.
A rimanere senza lavoro 350 dipendenti, quasi tutte donne che già a breve cominceranno a prendere la cassa integrazione. La notizia della chiusura, infatti, è arrivata come un fulmine a ciel sereno, senza molti preavvisi, neanche al sindacato che aveva incontrato la Golden Lady Company lo scorso 20 luglio ma pare che non gli avesse comunicato nulla al riguardo.
L'assessore regionale alle attività produttive dell'Emilia Romagna, Gian Carlo Muzzarelli, afferma invece che "la decisione della proprietà della Golden Lady Company di chiudere lo stabilimento Omsa di Faenza per delocalizzare la produzione in Serbia, ancorchè non nuova, è molto grave", tanto che "la Regione fin da quando si sono diffuse le voci relative alla volontà della proprietà di chiudere lo stabilimento di Faenza, si è attivata con ogni mezzo a disposizione per provare a fare subentrare altre imprese ma soprattutto per garantire la cassa integrazione e la ricollocazione dei lavoratori".
Samuela Meci, della Filctem-Cgil faentina, pensa che "sia necessario che tutti comincino a prendere posizioni forti contro le aziende che nei loro piani strategici decidono una delocalizzazione così forte da mettere a rischio i posti di lavoro in Italia".
E Gian Carlo Muzzarelli aggiunge che l'Italia sta pagando "non solo il dumping sociale e le politiche di sostegno che altri Stati fanno alle imprese ma anche e soprattutto l'assoluta mancanza di una politica industriale del governo, incapace persino di esprimere un Ministro dello Sviluppo Economico e che ha negato di continuo la crisi sostenendo che stiamo meglio di altri Paesi".

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