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Laureati in Italia: sale disoccupazione, scende retribuzione

Il XVI Rapporto AlmaLaurea evidenzia che nei primi due livelli di laurea, triennali e magistrali, lievita la disoccupazione rispetto agli anni passati e la quota di lavoro stabile si contrae, così come il livello delle retribuzioni. AlmaLaurea sottolinea: "Nell'arco della vita lavorativa, la laurea continua a rappresentare un forte investimento contro la disoccupazione, anche se meno efficace in Italia rispetto ad altri Paesi".

Il XVI Rapporto AlmaLaurea sulla condizione occupazionale dei laureati conferma il quadro occupazionale difficoltoso evidenziato anche nei precedenti Rapporti e che ha cominciato a manifestarsi all'inizio del nuovo millennio. In una nota stampa, AlmaLaurea evidenzia infatti che nei primi due livelli di laurea, triennali e magistrali, lievita la disoccupazione rispetto agli anni passati e la quota di lavoro stabile si contrae, così come il livello delle retribuzioni. Il Rapporto 2014 ha coinvolto quasi 450mila laureati post-riforma di tutti i 64 atenei aderenti al Consorzio, e quest'anno, per la seconda volta, l'indagine è stata estesa ai laureati di secondo livello a cinque anni dal conseguimento del titolo. AlmaLaurea sottolinea che in Italia il tasso di disoccupazione tra gli under 29 è di oltre il 28%, ed infatti "la documentazione relativa alla disoccupazione per età e titolo di studio conferma che, nella fase di ingresso, tutti i giovani italiani, laureati inclusi, incontrano difficoltà maggiori che in altri Paesi". Il rapporto evidenzia ovviamente il fatto che "nell'arco della vita lavorativa, la laurea continua a rappresentare un forte investimento contro la disoccupazione - pur sottolineando - anche se meno efficace in Italia rispetto ad altri paesi".

Dati alla mano, "il tasso di disoccupazione a cavallo della recessione è cresciuto di 2,9 punti per i laureati, di 5,8 punti per i diplomati, di 6,5 punti per i neolaureati (ovvero di età compresa tra i 25-34 anni) e di ben 14,8 punti per i neodiplomati (di età compresa tra 18 e i 29 anni)" tanto che "tra il 2007 e il 2013, il differenziale tra il tasso di disoccupazione dei neolaureati e dei neodiplomati è passato da 2,6 punti (a favore dei primi) a 11,9 punti percentuali". Il fatto che la laurea non dia uno sbocco lavorativo sicuro non incentiva l'iscrizione degli studenti all'Università, ed infatti "la documentazione OCSE indica che nel 2012 l'Italia si trovava agli ultimi posti per la quota di laureati sia per la fascia d'età 55-64 anni sia per quella 25-34 anni", tanto che il governo italiano ha ammesso che non riuscirà a raggiungere l'obiettivo fissato per il 2020 di avere il 40% di laureati nella popolazione di età 30-34 anni, auspicando che potrà arrivare ad un massimo del 26-27%. AlmaLaurea sottolinea d'altronde che "la percentuale di giovani diciannovenni che nel nostro Paese si iscrive a un programma di studi di livello universitario è solo il 30% - avvetendo - Stiamo rischiando di perdere ulteriore terreno e energie straordinarie".

Il basso livello di scolarizzazione riguarda anche la classe manageriale e dirigente italiana, visto che i dati Eurostat segnalano, ad esempio, che nel 2012
ben il 27,7% degli occupati italiani classificati come manager aveva completato al massimo la scuola dell'obbligo. Il rapporto di AlmaLaurea rivela inoltre che "nel 2012 la quota di manager italiani laureati è meno della metà della media europea". Il gap con i Paesi europei è evidente anche se si confrontano le risorse destinate all'istruzione e alla formazione, poiché il sistema universitario e della ricerca in Italia "è decisamente sotto finanziato rispetto agli standard internazionali". Il Rapporto è stato discusso da autorevoli studiosi, ricercatori e rappresentanti del mondo del lavoro a livello europeo e del bacino del Mediterraneo all'Università di Bologna, lunedì 10 marzo 2014, al Convegno "Imprenditorialità e innovazione: il ruolo dei laureati", con gli interventi del Ministro Gianluca Galletti e di Beatrice Draghetti, Presidente della Provincia di Bologna. Infine, le conclusioni sono state affidate a Romano Prodi, Presidente del Gruppo di lavoro ONU-Unione Africana sulle missioni di peacekeeping in Africa.

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