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Istat: disoccupato 1 giovane su 3. Pollo: è "oscuramento del futuro"

La discoccupazione giovanile è ormai a livelli da record come ha svelato l'Istat nei suoi ultimi dati. Un giovane su tre è senza lavoro, e il futuro sembra solamente assicurato per la gerontocrazia, assolutamente determinata a sopravvivere ai propri figli. Magari in nome del "rigore" e dell'"equità".

L'Italia è un Paese che sembra ormai finito, e le parole sui giovani espresse dai rappresentati delle istituzioni non possono che suonare vuote ed amare per ogni "ragazzo" (perché le virgolette sono d'obbligo dato l'ampio "range") che non ha ancora voluto prendere la pillola IM di Maccio Capatonda (http://is.gd/IK7qlb). L'Istat attesta che la disoccupazione giovanile in Italia è arrivata ormai al 31%, in sostanza un giovane su tre è a casa, cioè disoccupato. Dove vuole andare questo Paese? Quale può essere il suo futuro? L'Agenzia SIR ha chiesto a Mario Pollo, docente di pedagogia alla Lumsa e ad altri esperti (Cristiano Nervegna, segretario di Forma, e Michele Colasanto, docente di relazioni di lavoro all'università Cattolica di Milano) un parere. L'intervista, molto interessante, intitolata "E' imbarazzante" è a questo indirizzo (http://is.gd/l1kH99). Emblematiche le parole di Mario Pollo: "Se l'Italia vuole avere un futuro, è obbligata a cambiare: altrimenti, la storia e la tradizione italiana si esaurirà e saranno altri a portarla avanti sul nostro suolo". Il docente di psicologia alla Lumsa parla di "oscuramento del futuro" e commenta il dato Istat: "Questo indicatore è un segnale preoccupante di una società, come quella italiana, che sta invecchiando, che non è proiettata verso il futuro: non solo perché non genera una nuova generazione, ma perché nei confronti di quei pochi che genera attua una sorta di moratoria, li congela e tende a inserirli nella vita produttiva, sociale e politica quando non sono più giovani da un pezzo". L'unica soluzione, secondo Pollo è "un cambio di rotta radicale". Ma nelle parole dei politici e dei tecnocrati il segnale della svolta non si vede, e l'Italia continua la sua corsa gerontocratica verso l'inevitabile declino socio economico.

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