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Istat: calano ancora gli occupati. Se disoccupazione scende è perché crescono inattivi

A quanto pare nemmeno i 3 anni di incentivi previsti dal Jobs Act riescono a far crescere il numero di occupati in Italia. L'Istat certifica infatti che a ottobre 2015 la stima degli occupati diminuisce ancora dello 0,2%. Il tasso di occupazione diminuisce quindi di 0,1 punti percentuali. Scende invece la disoccupazione, ma solo perché crescono gli inattivi e non perché il Jobs Act ha fatto trovare un lavoro.

A quanto pare nemmeno i 3 anni di incentivi previsti dal Jobs Act riescono a far crescere il numero di occupati in Italia. L'Istat certifica infatti che dopo la crescita registrata tra giugno e agosto (+0,5%) e il calo di settembre (-0,2%), a ottobre 2015 la stima degli occupati diminuisce ancora dello 0,2% (-39 mila). Il tasso di occupazione diminuisce quindi di 0,1 punti percentuali, arrivando al 56,3%. In particolare, l'istituto di statistica evidenzia che il calo è determinato dagli indipendenti mentre i dipendenti restano sostanzialmente invariati. D'altronde, pochi giorni fa era stata la Cgia di Mestre a rivelare che "la povertà continua a colpire soprattutto gli autonomi", specificando che nel 2014 il 24,9% delle famiglie con reddito principale da lavoro autonomo ha vissuto con una disponibilità economica inferiore a 9.455 euro annui (soglia di povertà totale calcolata dall'Istat). Praticamente una su quattro si è trovata in una condizione di vita non accettabile. Sempre la Cgia spiega che tra il 2010 e il 2014 la quota di nuclei familiari in cattive condizioni economiche è aumentata di 1,2 punti percentuali, ma se la povertà tra i dipendenti è aumentata dell'1% per il cosiddetto popolo delle partite IVA l'incremento è stato del 5,1%. Il coordinatore dell'Ufficio studi Paolo Zabeo invitava quindi il Parlamento ad allargare l'impiego di alcuni ammortizzatori sociali anche ai lavoratori a partita IVA. "Quando un lavoratore dipendente perde momentaneamente il posto di lavoro può disporre di diverse misure di sostegno al reddito. E nel caso venga licenziato può contare anche su una indennità di disoccupazione. Un autonomo, invece, non ha alcun paracadute. Una volta chiusa l'attività è costretto a rimettersi in gioco affrontando una serie di sfide per molti versi impossibili" osserva Zabeo.

Ciò che ha colpito diversi esponenti del PD è stato invece solo il dato della disoccupazione il cui tasso ad ottobre 2015 è pari all'11,5%, diminuendo di 1,4 punti nei dodici mesi. Percentuali però che devono essere lette conoscendo come l'Istat calcola il tasso di disoccupazione, che non è nient'altro che il rapporto fra i disoccupati e il totale della forza lavoro (cioè occupati più disoccupati). L'incide quindi scende perché i disoccupati smettono di cercare lavoro e non perché lo trovano, ed infatti gli occupati diminuiscono mentre gli inattivi aumentano. L'Istat spiega infatti che dopo la crescita di settembre (+0,5%), la stima degli inattivi tra i 15 e i 64 anni aumenta ancora nell'ultimo mese dello 0,2% (+32 mila persone inattive). Il tasso di inattività è pari al 36,2%, in aumento di 0,1 punti percentuali. Su base annua l'inattività aumenta dell'1,4% (+196 mila persone inattive) e il tasso di inattività di 0,6 punti percentuali. Continua ad andare malissimo anche la disoccupazione giovanile (tra giovani di 15 e 24 anni) il cui tasso è pari al 39,8%, in aumento di 0,3 punti percentuali rispetto al mese precedente.

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