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Dopo Angelo Di Carlo un altro uomo si dà fuoco a Torino per la crisi

Ancora un altro cittadino si dà fuoco perché aveva perso il lavoro e non riusciva a trovarne un altro. Questa volta nella periferia di Torino, in mezzo ad un campo.

Mentre Mario Monti incomincia a vedere nel tunnel della crisi una luce, ed il suo ministro Corrado Passera comincia a scorgerla anche lui dal Meeting di Rimini, c'è chi in quel tunnel c'è caduto non riuscendo più ad uscirne. Quello che i "grandi" della politica e delle banche forse non immaginano neppure, è infatti il curioso rivoltamento geometrico che fa del loro tunnel un semplice e oscuro "pozzo", dove i comuni mortali spesso cadono. Dopo la notizia della morte di Angelo Di Carlo, 54 anni, romano ma trasferito da anni a Forlì, molto conosciuto come attivista per le cause civili e ambientali, che ha deciso di darsi fuoco la notte dell'11 agosto fuori da Montecitorio perché disperato per la sua situazione lavorativa, un altro uomo ha deciso di farla finita con una bottiglietta di liquido infiammabile. Il sapere che dei cittadini decidono di "darsi fuoco" perché disperati è qualcosa che non si può tollerare in un paese che spende 13 miliardi di euro (da qui al 2026) per l'acquisto cacciabombardieri. A Torino, dopo Angelo di Carlo ecco che un altro cittadino italiano ha deciso di bruciarsi vivo in mezzo ad un campo. Alla periferia della città l'uomo, che aveva 48 anni, è morto tra le fiamme. Il fatto è successo nel pomneriggio di ieri ma solamente oggi si è appresa la notizia. La Polizia ha trovato una "bottiglia di liquido infiammabile" nell'auto parcheggiata vicino, e da lì è risalita all'appartamento del cittadino. Nella casa dell'uomo, che viveva da solo, gli agenti hanno trovato un biglietto che spiegava il gesto inconsulto: aveva perso il lavoro e non risciva a trovarne un altro. La luce fuori dal tunnel lui non era ancora riuscito a vederla.

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