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Disoccupazione: più 1,8% in un anno. Fornero: nessun fallimento

L'Istat attesta il tasso di disoccupazione all'11,1%, in crescita rispetto ad un anno fa di ben 1,8 punti percentuali, mentre la disoccupazione giovanile arriva al 37,1%. Ma il ministro del Walfare Elsa Fornero spiega che la sua riforma del lavoro non è un "fallimento".

L'Istat rende noto che il tasso di disoccupazione si attesta all'11,1%, invariato rispetto a ottobre ma in aumento di 1,8 punti percentuali nei dodici mesi. Il numero di disoccupati, infatti, pari a 2 milioni 870mila unità, pur registrando un lieve calo (meno 2mila) rispetto a ottobre e solo riguardo la componente femminile, su base annua la disoccupazione cresce del 21,4% (più 507mila unità). Anche il tasso di disoccupazione giovanile (dei 15-24enni), è pari al 37,1%, in aumento di 0,7 punti percentuali rispetto al mese precedente e di ben 5 punti nel confronto tendenziale, il che vuol dire che "più di uno su tre dei giovani attivi è disoccupato". La CGIL commenta i dati sottolineando che "siamo di fronte ad un nuovo e inaccettabile record di disoccupazione dei giovani: un dato che mette in evidenza il fallimento delle politiche di solo rigore che hanno alimentato la recessione e le disuguaglianze e colpito prevalentemente le nuove generazioni, che ormai vedono un sostanziale blocco nell'accesso al lavoro".

Il ministro del Lavoro Elsa Fornero, intervenuta a Radio Capital, non ritiene però che le politiche portate aventi dal governo tecnico siano state un "fallimento", spiegando: "Io credo che queste sono forze e tendenze di lungo periodo. Noi stiamo pagando molti errori, che sono tanti e diffusi, di lungo periodo. Quello che noi abbiamo fatto, è riformare un mercato del lavoro e lo voglio dire a chiare lettere: c'è molto all'interno di questa riforma del mercato del lavoro che tende esattamente a contrastare la precarietà e in particolare la precarietà dei giovani e la precarietà delle donne. Però voglio dire che il lavoro non si fa a comando e non si fa aumentando in maniera facile come troppo spesso è stato fatto in passato la spesa pubblica. Il lavoro si fa ricostituendo l'economia, migliorando la parte di formazione dei giovani, preparandoli meglio ad affrontare la vita di lavoro". Elsa Fornero ricordqa quindi che "al centro" della riforma sul lavoro sta proprio "l'apprendistato" e promette che "in questi due mesi" che le restano lavorerà "ogni giorno per una piccola aggiunta in termini di costruzione di questo nuovo apprendistato. Quindi convincere le imprese e i lavoratori che lavorare per il lavoro vuol dire rendere effettivo, pratico, concreto, nella vita di tutti, il diritto costituzionale del lavoro".

La responsabile delle politiche giovanili del sindacato di Corso d'Italia, Ilaria Lani, evidenzia però che "la disoccupazione giovanile è aumentata di oltre 5 punti (tre volte tanto il dato generale) e purtroppo, oltre la retorica, non abbiamo visto alcuna politica mirata di contrasto". La sindacalista della CGIL chiarisce quindi che "la condizione giovanile non può essere solo un buon argomento da campagna elettorale e chi oggi si candida a governare il Paese deve dire con chiarezza quali misure adottare - aggiungendo - L'emergenza dell'occupazione giovanile si affronta con politiche strutturali, capaci rimettere in moto l'economia e creare nuovo lavoro qualificato, attraverso incentivi e investimenti nei settori strategici, valorizzando l'enorme bagaglio di competenze dei giovani". Ilaria Lani chiede quindi di "introdurre da subito, anche in Italia, la Garanzia Giovani, recentemente promossa dalla Commissione Europea" perché se si vuole "combattere il fenomeno sempre più allarmante dei Neet è necessario che ogni giovane che finisce gli studi sia preso in carico dai servizi all'impiego e gli venga proposto un percorso di orientamento e inserimento al lavoro attraverso l'apprendistato, tirocini di qualità, non lavoro gratuito come accade oggi, corsi formativi realmente qualificanti". Per la sindacalista della CGIL, infatti, "non è più accettabile che i giovani siano lasciati al loro destino, un destino che soffoca le competenze, ratifica le condizioni sociali e familiari di partenza oppure costringe migliaia di giovani alla fuga".

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