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Disoccupazione: nel 2011 persi 88mila posti. E giovani senza risparmi

Mentre il governo è intento a decidere cosa tagliare pr poter risparmiare e arrivare al pareggio di bilancio nel 2013, sempre più report e studi evidenziano la grave crisi nel settore occupazionale e sociale. A farne le spese soprattutto i giovani, che quindi stanno mettendo "a rischio la solidità patrimoniale delle famiglie italiane".

Dopo il report diffuso pochi giorni fa da "Datagiovani", dove si evidenziava che "oltre 427mila giovani nel 2010 hanno perso un posto di lavoro che avevano nel 2009" e che "quasi il 20% dei disoccupati nel 2010 lavorava nel 2009, e circa il 60% è disoccupato da più di un anno", ecco che anche Unioncamere (Unione Italiana delle Camere di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura) rende noto che nel 2011, nonostante ci siano state "44mila entrate in più rispetto al 2010 e 47mila uscite in meno", il saldo "resta purtroppo ancora negativo di quasi 88mila unità, per un calo dell'occupazione dipendente dello 0,7%". "Le previsioni delle imprese dell'industria, del commercio e dei servizi con almeno un dipendente mostrano insomma un ulteriore rallentamento della riduzione delle forze lavoro già evidenziata lo scorso anno" continua ancora il centro studi Unioncamere, sottolineando che "nella seconda metà dell'anno, l'inversione di tendenza non sembra essere alle porte soprattutto per il settore industriale, per il manifatturiero e, ancor più, per le costruzioni, che dovrebbe complessivamente registrare a fine 2011 una perdita di quasi 59mila unità (-1,2%)". Concomitante arrivano anche i risultati del primo anno di lavoro del progetto "Welfare, Italia. Laboratorio per le nuove politiche sociali" di Censis e Unipol, che denuncia non solo come "le famiglie giovani riescono sempre meno a risparmiare" ma che "questa tendenza è destinata inevitabilmente a mettere a rischio la solidità patrimoniale delle famiglie italiane, erodendo la tradizionale propensione al risparmio". Lo studio evidenzia quello che già molti sociologi e attenti osservatori denunciano già da tempo, e cioè che "sono le famiglie con persona di riferimento più giovane quelle che meno delle altre sono riuscite a risparmiare nel corso dell'ultimo anno". "Solo il 28,6% dei capofamiglia fino a 35 anni indica che la sua famiglia è riuscita a mettere da parte qualcosa - rivela il progetto - rispetto a una percentuale più alta (il 38%) riferita ai capofamiglia di 45-54 anni", evidenziando che "sono infatti le famiglie più giovani quelle che in quota maggiore spendono tutto il loro reddito mensile (il 58,4% contro la media del 52,5%)" e che quindi, purtroppo "sono costrette a indebitarsi (il 5% contro la media del 3,7%)". Viene inoltre osservato che "l'8% non può contare su nessun genere di patrimonio, e a queste si aggiunge il 42,6% che non ha nessun patrimonio immobiliare (contro il 16,8% medio)" anche perché "oltre il 40% delle famiglie giovani vive infatti in una casa in affitto". Impressionante il fatto che "l'83% di esse è in affitto da un privato, il 15,9% vive in una casa di un parente" e solo "l'1% usufruisce di un affitto da un ente, che generalmente prevede canoni agevolati, a fronte del 9,5% del totale delle famiglie non proprietarie (percentuale che sale invece al 15% circa per i nuclei con persona di riferimento con 55 anni e più)." Lo studio di Censis e Unipol evidenzia quindi, in conclusione, che spesso nel "dibattito pubblico le risorse rappresentate dal risparmio e dai patrimoni delle famiglie vengono frequentemente citate come un elemento di solidità del sistema economico nazionale" ma sottolinea che "questo discorso è destinato a essere sempre meno vero, se i giovani lavoratori, sulle cui spalle ricade prevalentemente il peso dell'incertezza economica, spesso senza alcun genere di ammortizzatori" non solo "non sono nelle condizioni di accantonare risorse per il futuro" ma anche "diversamente dai loro padri, mostrano una maggiore tendenza (e necessità) a indebitarsi". E' quindi in questo contesto che devono essere lette le parole del cardinal Angelo Bagnasco che da Madrid, dove è in corso la XXVI Giornata Mondiale della Gioventù, ribadisce che "se la famiglia non è al centro della politica generale, la società non avanza", sottolineando quindi quello stesso concetto espresso pochi giorni prima a margine della messa celebrata a Sestri Ponente (Genova) per la festività dell'Assunta, quando interpellato sulla manovra avvertiva che "bisogna sostenere la famiglia e promuoverla e guardare a lei con determinazione perché è il fondamento della società".

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