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Disoccupazione giovanile quasi al 32 per cento. I primi "effetti"

L'Istat diffonde i dati sulla occupazione e disoccupazione in Italia, e nel febbraio 2012 quella giovanile aumenta al 31,9% rispetto gennaio e di 4,1 punti su base annua.

Mario Monti non fa in tempo a rassicurare gli investitori asiatici che la crisi in Italia, come nell'Eurozona, è ormai "superata" che l'Istat pubblica sconcertanti dati sulla disoccupazione.
L'Istituto nazionale di statistica diffonde, in particolare, tre rapporti inerenti lo stato della occupazione e disoccupazione in Italia, quello del periodo di riferimento febbraio 2012 (http://is.gd/bQ3HBW), quello che riassume gli indicatori dell'anno 2011 (http://is.gd/WccJ3I) e infine il resoconto sul IV trimestre 2011 (http://is.gd/wmMeWP).
Lo studio statistico con periodo di riferimento febbraio 2012 rivela che "il numero dei disoccupati, pari a 2.354mila, aumenta dell'1,9% (45mila unità) rispetto a gennaio", sottolineando come "su base annua il numero di disoccupati aumenta del 16,6% (335mila unità)" e che questo "allargamento dell'area della disoccupazione riguarda sia gli uomini sia le donne".
In evidenza, la disoccupazione giovanile (15-24 anni) che si attesta al 31,9%, con "un aumento di 0,9 punti percentuali rispetto a gennaio" e addirittura "di 4,1 punti su base annua".
La disoccupazione "generale", invece è pari al 9,3%, anche questa "in aumento di 0,2 punti percentuali rispetto a gennaio e di 1,2 punti su base annua".
Preoccupante infine il tasso degli inattivi, che si attesta al 37,2%. A questo si aggiunge che l'Italia è entrata ufficialmente in recessione, ma a rassicurare il Bel Paese è sempre il premier Mario Monti, che commenta altri dati, quelli dell'Ocse di pochi giorni fa, sottolineando che anche se le "previsioni sono negative dal punto di vista dell'andamento dell'economia reale" rimangono positive le "valutazioni sulla politica economica in corso".
Il Segretario Confederale della CGIL Fulvio Fammoni sottolinea però che "la recessione colpisce prima di tutto il lavoro, con una vera e propria valanga di disoccupazione: per tutti, anche per il Governo, dovrebbe essere evidente che il problema è fermare i licenziamenti e non facilitare i licenziamenti, che 'facili' lo sono anche troppo", e commentando i dati dell'Istat aggiuneg: "I veri numeri della crisi parlano di oltre 8 milioni di persone in gravissime difficoltà, ben oltre quanto stima il Governo, e confermano che la riforma del mercato del lavoro va cambiata e migliorata. Ma è anche necessario che il Paese torni a crescere: c'è troppo poco lavoro, serve più sviluppo - concludendo - Il Paese ha bisogno di crescita e di coesione sociale, di questo si deve occupare il governo e non di norme che facilitino licenziamenti illegittimi", riferendosi alla riforma del lavoro e la modifica dell'articolo 18 dello statuto dei lavoratori, che a breve sarà ala vaglio del Parlamento.
Monti comunque invita tutti ad essere "fiduciosi", perché i provvedimenti varati dal governo dei tecnici avranno presto i "loro effetti". Quali, molti se lo domandano ancora. Altri invece se lo immaginano già.

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