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Cgia: da inizio crisi UE solo in Germania sono diminuiti i disoccupati

Dall'inizio crisi (2007) al giugno 2014 nell'Unione europea ci sono 8,5 milioni di disoccupati in più. La Cgia di Mestre sottolinea come ormai il numero dei senza lavoro presenti in UE ha superato i 25,5 milioni, evidenziando che solo in Germania i disoccupati sono diminuiti nell'arco temporale preso in esame, per la precisione di oltre 1 milione e 300mila unità.

Dall'inizio della crisi al giugno di quest'anno, nell'Unione europea ci sono 8,5 milioni di disoccupati in più: di questi, poco più di 7,17 milioni si riferiscono all'area dell'euro, mentre un altro 1,35 milioni è imputabile ai Paesi UE che non aderiscono alla moneta unica (come il Regno Unito, la Danimarca, la Polonia, la Svezia, etc.). A confermare i drammatici dati sulla disoccupazione che sta colpendo dal 2007 ad oggi l'Europa è la Cgia di Mestre, che sottolinea come ormai il numero dei senza lavoro presenti in UE ha superato i 25,5 milioni, mentre nell'area dell'euro sfiora i 19 milioni. L'Ufficio studi della Cgia evidenzia quindi che il tasso medio di disoccupazione registrato nell'Europa a 28 nel primo sementre 2014, che si è fermato al 10,6%, è aumentato tra il 2007 e i primi 6 mesi di quest'anno del 61,1%, mentre nell'area dell'euro (tasso disoccupazione pari a 11,9%) è salito del 50%. La Cgia di Mestre rivela che se da una parte spicca la situazione venutasi a creare in Spagna che registra quasi 6 milioni di senza lavoro e un tasso di disoccupazione che supera il 25%, dall'altra si erge la Germania, il solo paese dove i disoccupati sono diminuiti nell'arco temporale preso in esame, per la precisione di oltre 1 milione e 300mila unità. Giuseppe Bortolussi segretario della Cgia, commenta: "Per uscire da questa situazione bisogna voltare pagina: è necessario tagliare le tasse, far ripartire i consumi interni e rilanciare gli investimenti, soprattutto quelli pubblici. Per far questo bisogna assolutamente allentare i vincoli di bilancio imposti da Bruxelles, altrimenti rischiamo di far sprofondare l'Europa in una spirale depressiva ancor più pesante di quella del '29".

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