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CGIA Mestre e Fini: licenziamenti facili? Ci sarà più disoccupazione

La CGIA di Mestre avverte che se il provvedimento sui "licenziamenti facili" fosse stato già in vigore, in Italia ci sarebbe l'11 per cento in più di disoccupati. Ma anche Fini da Firenze osserva: darà solo più "possibilità di licenziare".

"Se, come mi sembra di aver capito, si tende soltanto a favorire la possibilità di licenziare, corriamo il rischio di veder moltiplicare un tasso di disoccupazione che da qualche anno a questa parte sta crescendo e che riguarda in particolar modo un'area del Paese" afferma Gianfranco Fini, intervenendo al primo Congresso regionale di Futuro e libertà a Firenze. Un allarme che sembra andare a supportare l'analisi teorica effettuata dalla CGIA di Mestre, che spiega come "il tasso di disoccupazione in Italia sarebbe potuto salire all'11,1%, anziché all'8,2% attuale, con quasi 738mila senza lavoro in più rispetto a quelli conteggiati oggi dall'Istat" se il provvedimento sui cosiddetti "licenziamenti facili" fosse stato già da qualche anno in vigore. Una simulazione, precisa la CGIA di Mestre, che ha preso in esame solo "il numero dei lavoratori dipendenti che tra l'inizio di gennaio del 2009 e il luglio di quest'anno si sono trovati in Cig a zero ore". Il Cig (cassa integrazione guadagni) consiste "in una prestazione economica (erogata dall'Inps) in favore dei lavoratori sospesi dall'obbligo di eseguire la prestazione lavorativa o che lavorano a orario ridotto", come spiega Wikipedia. "Se fosse stata applicabile questa misura segnalata nei giorni scorsi dal nostro Governo all'UE - spiega quindi la nota della CGIA - negli ultimi due anni e mezzo, questi lavoratori, che hanno usufruito della Cig, si sarebbero trovati, trascorso il periodo di 'cassa', fuori dal mercato del lavoro". "Se questa crisi economica durerà ancora - avverte quindi Giuseppe Bortolussi, segretario della CGIA di Mestre - c'è il forte pericolo che coloro che prima erano coperti da un ammortizzatore sociale, con questa misura, di fatto, non l'avranno più e ne potranno usufruire, eventualmente, solo dopo il licenziamento". Un ammonimento che indirettamente sembra condividere anche Gianfranco Fini, visto che sempre dal palco di Fli a Firenze si augura che "il governo non sia così irresponsabile da non confrontarsi con le parti sociali e con le categorie economiche, per tutelare non solo le imprese, ma anche per farle crescere e competere - concludendo - Altrimenti si rischia un autunno caldo che ci farebbe tornare indietro".

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