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Rifiuti elettronici: oro argento e rame. La miniera è il cassonetto

Ogni anno l'industria elettronica consuma 320 tonnellate d'oro e 7.500 tonnellate d'argento per produrre l'Hi-Tec per il nostro "tittytainment". Quando il perverso "ciclo del marketing consumer" si esaurisce, questa ricchezza va a finire nel "cassonetto". E da lì inizia la spirale, non solo di fumo, dell'estrazione "abusiva".

Le nostre città sono delle vere miniere di metalli preziosi. Questa affermazione non è di un ladro di gioielli consapevole di quanto il "bene rifugio" per eccellenza (dopo il mattone) siano sempre stati per gli italiani gli eleganti catenoni d'oro, ma dagli esperti dell'e-Waste Accademy.
Waste in inglese significa "scarto" (ma anche "spreco") e il prefisso "e-" ora in disuso nell'immaginario collettivo perché sostituito da "i-" (iPhone, iPad et similia) sta per "electronic".
In altre parole, e-Waste significa in italiano "rifiuti elettronici".
In un recente convegno organizzato in Ghana ( teatro di immense discariche abusive come denuncia Greenpeace ) gli esperti di "immondizia elettronica" si sono incontrati su invito del Solving the E-waste Problem (StEP) delle Nazioni Unite e del Global e-Sustainability Initiative (GeSI).
In soldoni i nostri apparecchi elettronici (dal "cuore" delle lavatrici ai personal computer, dai telefonini ai televisori) nascondono nelle loro viscere tonnellate d'oro, d'argento, di rame e di terre rare.
I rifiuti elettronici, rivelano gli esperti, contengono infatti una concentrazione di metalli preziosi maggiore di 40 0 50 volte quella dei minerali estratti dalle miniere classiche.
Una ricchezza che la povera gente del Ghana e di altre bidonville sparse per il mondo conosce bene, dato che, con mezzi rudimentali "scioglie" i rifiuti elettronici per estrarre i metalli preziosi (rame in primis).
Con questi sistemi "non ufficiali", ricordano gli esperti dell'e-Waste, si riesce però a strappare dal rifiuto solo il 25% del metallo prezioso.
Questo nuovo convegno internazionale sui rifiuti elettronici non può che sensibilizzare chi ancora non è caduto nell' analfabetismo funzionale , sul fatto che non si può continuare ad alimentare il perverso "ciclo del marketing consumer" così ben tratteggiato, proprio con un'app su iPhone (un paradosso volutamente educativo) da Molleindustria.
Così come non si può dimenticare che i primi "minatori" dell'e-Waste sono quelle povere persone che con i loro "ferretti" aprono i cassonetti delle nostre città per estrarne il materiale che contiene rame ed altri metalli.
Minatori del primo filone di quella minera di "rifiuti elettronici" ignorati dai passanti che, sdegnati, continuano a parlare con il loro smartphone. Che comincia a diventare vecchio.

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