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OK decreto brucia rifiuti in cementifici. Appello: "Non deve passare!"

Nel silenzio e a Parlamento "scaduto" il decreto che consentirebbe di "bruciare rifiuti negli impianti di produzione di cemento" è passato. L'appello delle associazioni alla commissione Ambiente della Camera.

Era aprile dell'anno scorso ed il ministro dell'Ambiente Corrado Clini, nell'ambito del suo intervento al convegno di presentazione dello studio Nomisma Energia sui Combustibili solidi secondari (Css), cioè "combustibili ricavati dai rifiuti ma diversi dal Combustibile da rifiuti (Cdr)" affermava: "Vareremo entro fine mese un decreto che prevede l'impiego di combustibili solidi secondari nei processi industriali, in particolare nel settore del cemento, che aiuterà anche molte regioni ad uscire dallo stato di emergenza". "L' uso come combustibile in centrali, cementifici o anche termovalorizzatori può essere una strada da seguire – aggiungeva Clini – per risolvere il problema dei rifiuti, per valorizzare energicamente i rifiuti e per uscire fuori da un circuito nel quale la malavita organizzata ha avuto un ruolo molto importante. Il nostro obiettivo è quello di far uscire i rifiuti dal ciclo ordinario per portarli in un ciclo industriale, qualunque sia: raccolta differenziata, recupero di energia o recupero di materiali". In quei giorni le dichiarazioni del ministro dell'Ambiente fecero un po' di polemica, naturalmente fuori dal coro ingessato dei sostenitori del governo Monti. Rosa Rinaldi della segreteria nazionale del PRC, e responsabile Ambiente, territorio e beni comuni, scriveva il 17 aprile 2012 sul sito di Rifondazione Comunista: "Un medico, quale Clini è, dovrebbe sapere quale impatto nefasto ha sulla salute e sull'ambiente l'uso di rifiuti speciali per produrre il cemento che poi verrà usato per costruire edifici pubblici, scuole, presidi sanitari, case è quanto di più arretrato e irresponsabile si potesse immaginare, persino da un punto di vista deontologico che dovrebbe riguardare il medico Clini. Un ddl che autorizzi inceneritori e i cementifici a bruciare plastica e copertoni è altamente pericoloso per la salute e l'ambiente come confermato da un'ampia letteratura scientifica nazionali ed internazionale, e significa, plasticamente abbandonare la strada della raccolta differenziata".

E sulla stessa pagina veniva pubblicata la lettera aperta del dottor Di Ciaula dell'Isde, indirizzata al ministro Clini, in cui si legge: "Riteniamo opportuno ricordarLe l'articolo 5 del codice deontologico dei Medici: 'Il medico è tenuto a considerare l'ambiente nel quale l'uomo vive e lavora quale determinante più importante della salute dei cittadini. A tale fine il medico è tenuto a promuovere una cultura civile per l'utilizzo appropriato delle risorse naturali anche allo scopo di salvaguardare l'utilizzo stesso da parte delle future generazioni'. Anche qualora Lei non riconosca valide le evidenze scientifiche sino ad ora prodotte sulla nocività di centrali nucleari, inceneritori, impianti a biomasse e cementifici con o senza co-combustione di rifiuti, riteniamo opportuno ricordarLe la necessità del rispetto del principio di precauzione, citato nell'articolo 191 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (UE). Esso afferma che ove vi siano minacce di danno serio o irreversibile, l'assenza di certezze scientifiche non deve essere usata come ragione per impedire che si adottino misure di prevenzione della degradazione ambientale". Poi, dopo pochi giorni, la polemica, che evidentemente pochi avevano l'"interesse" di alimentare, è scemata, cadendo nel dimenticatoio, mentre il Paese, che ormai si muoveva per inerzia, diminuiva progressivamente la sua velocità angolare. Il risultato del "silenzio" è stato che il decreto legge che consentirebbe di "bruciare rifiuti negli impianti di produzione di cemento" è passato pochi giorni fa (il 16 gennaio scorso) a Parlamente "scaduto".

E' un comunicato stampa firmato da molte associazioni di cittadini che denuncia il fatto e che invita "i deputati a leggere attentamente la 'relazione istruttoria' che accompagna il testo prima di dare parere favorevole". Parere che sarà dato il prossimo 11 febbraio 2013, quando lo stesso testo sarà sottoposto all'attenzione dei membri della commissione Ambiente della Camera. L' appello contro il decreto che consente di bruciare rifiuti negli impianti di produzione di cemento è firmato da: Associazione "Comuni virtuosi", Slow Food Italia, Campagna Legge Rifiuti Zero, "Comitato promotore Campagna Difesa Latte Materno dai Contaminanti Ambientali", Associazione "Verso Rifiuti Zero", Zero Waste Italy, Rete nazionale Rifiuti Zero, Stop al consumo di territorio, Rete dei comitati pugliesi per i beni comuni, AriaNova di Pederobba (Tv), Comitato "Lasciateci respirare" di Monselice (Pd), "E noi?" di Monselice (Pd), Fumane Futura di Fumane (Vr), Valpolicella 2000 di Marano (Vr), Circolo ambiente "Ilaria Alpi" di Merone (Co), Associazione "Gestione corretta rifiuti" di Parma, Campagna Pulita, Maniago (Pn), Movimento No all'Incenerimento di rifiuti, Si al Riciclo, Fanna (Pn), Ambiente e futuro per rifiuti zero, Comitato per la tutela ambientale della Conca Eugubina di Gubbio (Pg), Associazione "Mamme per la salute e l'ambiente" di Venafro (Is). Nell'appello le associazioni pongono tre punti in evidenza. Il primo è che "non è vero che produciamo sempre più rifiuti!" dato che, si legge: "l'Ispra certifica che nel 2010 il dato complessivo era inferiore a quello del 2006.

E il 2012, complice la crisi, ha evidenziato un ulteriore e rilevante calo, cui ha dato risalto recentemente anche Il Sole 24 Ore". Secondo punto: "Rifiuti urbani e rifiuti speciali insieme: quali controlli?". Si legge: "A preoccuparci è anche la trasformazione del rifiuto connessa all'applicazione del decreto: 'Il CSS non è composto da rifiuti tal quali, ma è un combustibile ottenuto dalla separazione, lavorazione e ri-composizione di rifiuti solidi urbani e speciali non pericolosi'. Ciò significa che rifiuti solidi urbani, per cui vige il principio della gestione e della 'chiusura del ciclo' a livello territoriale, e per i quali ci stiamo promovendo una legge d'iniziativa popolare 'Verso rifiuti zero', diventano rifiuti speciali, che possono essere acquistati e venduti, in tutto il Paese e oltre. Non dimentichiamo nemmeno, perciò, che il sistema di tracciabilità di questi rifiuti speciali, Sistri, è ancora un miraggio, un problema evidenziato anche nella relazione della Commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse". Terzo ma non meno importante, l'appello si concentra sull'osservazione: "Due bei regali ai cementifici: combustibile gratuito e contributi per lo smaltimento!".

Spiega il comunicato: "Consideriamo, infine, che la possibilità di trasformare i cementifici in impianti di co-incenerimento è soltanto una 'stampella' offerta all'industria del cemento, in grave crisi a causa della riduzione di produzione e consumo, quantificata, dal 2006 al 2012, nel 39,4% dei volumi, pari a 18,5 milioni di tonnellate. Valutiamo, però, che questa situazione debba essere affrontata con Aitec (Associazione Italiana Tecnico Economica del Cemento) nel corso della prossima legislatura, per andare verso una progressiva riduzione del numero di impianti presenti, a partire da quelli che, per localizzazione, presentano particolari problematiche ambientali (perché siti in luoghi densamente abitati, come le città capoluogo, o di pregevoli caratteristiche ambientali, o particolarmente concentrati). E infine: come mai ci serve più cemento?". Le associazioni firmatarie chiedono quindi "alla commissione Ambiente della Camera di attendere la prossima legislatura per affrontare il tema, a partire da un'analisi seria del fabbisogno di cemento, che potrebbe subire una ulteriore riduzione, vale la pena ricordarlo, se, come auspichiamo, venisse accelerato l'iter d'approvazione del ddl promosso dal ministro dell'Agricoltura Mario Catania in merito al consumo di suolo agricolo".

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