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Disabili, Censis: troppa ignoranza. Martini: più case manager

Secondo una ricerca Censis, presentata stmattina in Senato, gli italiani avrebbero una scarsa cognizione delle patologie che provocano la disabilità e darebbero molto credito ai luoghi comuni. Per il sottosegretario Martini "occorre puntare sul concetto di qualità".

Secondo una ricerca del Censis - Fondazione Serono, sulla "percezione sociale delle disabilità", presentata questa mattina al Senato, il 6,7% della popolazione italiana (circa 4,1 milioni di individui) presenterebbe una disabilità fisica o mentale.
Elaborata su un campione di 1.500 persone lo screning mette in risalto il fatto che gli italiani avrebbero scarsa cognizione delle patologie che provocano la disabilità e darebbero molto credito ai luoghi comuni fino ad arrivare a punte di razzismo. Secondo il Censis infatti solo il 59,9% dei nostri connazionali conoscerebbe esattamente la natura dell'autismo, solo il 64,9% conoscerebbe i meccanismi e le cause scatenanti la sclerosi multipla, mentre la malattia di Parkinson, che da molti verrebbe scambiata con l'Alzheimer, sarebbe nota solo al 66,5% del campione.
La grande maggioranza degli italiani, l'82,9%, sarebbe invece a conoscenza della sindrome di Down ma, sempre secondo la ricerca Censis, il 55,7% di essa penserebbe erroneamente (sia tra i meno scolarizzati con un 66% che tra i laureati con un 60,5%) che i portatori di questa disabilità si assomiglino tutti fisicamente e mentalmente e che siano fatalmente destinati ad una vita difficile e molto breve (40 anni).
Il sottosegretario alla Salute con delega alla disabilità Francesca Martini, presente questa mattina in Senato alla presentazione della ricerca, nel prendere atto della lacunosa percezione sociale della disabilità nel nostro Paese, ha sottolineato i grandi, troppi impedimenti all'accesso ai servizi del Sistema sanitario nazionale per i disabili. Il sottosegretario, nel lanciare un appello alle Regioni perché si attivino allo scopo di garantire ad ogni cittadino disabile il diritto ad una buona assistenza ha dichiarato: "Occorre puntare sul concetto di qualità della vita guardando a quelle che sono le esigenze del singolo, cioè personalizzando la cura". Per realizzare questo obiettivo, dobbiamo lavorare anzitutto a livello istituzionale, per poi arrivare alla gestione del singolo distretto sanitario". Secondo l'onorevole Martini sarà indispensabile la creazione della "figura del case manager socio-sanitario in grado di fare un'analisi socio-sanitaria per garantire un progetto personalizzato a ogni persona disabile".

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