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Diossina: un tedesco su cinque non mangia più uova

Le uova alla diossina in Germania e il sospetto che i mangimi avvelenati siano stati dati in pasto anche ad altri animali fanno crescere l'allarme dei consumatori. E mentre il Ministero tedesco getta acqua sul fuoco, il Ministero della Salute italiano intensifica i controlli.

Acqua sul fuoco in Germania sulla pericolosità delle uova avvelenate, le uova alla diossina che, secondo le statistiche, hanno fatto cambiare le abitudini alimentare ai consumatori tedeschi, tanto che un tedesco su cinque non le mangia più. Per la Germania e per la UE non c'è infatti motivo per bloccare uova e carni tedesche sul mercato e migliaia di allevamenti, dopo i controlli, hanno rincominciato la produzione. Ilse Aigner, il Ministro dell'Agricoltura tedesco, dichiara in una conferenza stampa che "per i consumatori non c'era e non c'è alcun pericolo di salute immediato". Ovviamente mangiare le uova alla diossina non avrebbe comportato, per concentrazione, un decesso immediato, ma non si capisce come il Ministro tedesco sorvoli sul fatto che la diossina si accumula nel corpo ed ha un "ruolo non secondario nell'insorgere di varie patologie: disturbi endocrini, disfunzioni del metabolismo, endometriosi, fino all'Alzheimer e al cancro" (da leggere l'articolo "Allarmanti contenuti di diossina nel sangue in Campania" http://is.gd/kvSwi). Ma il Ministro tedesco insiste e dichiara: "Non si può dire che c'è un pericolo causato dai prodotti tedeschi. Gli alimenti sono sicuri e il blocco delle importazioni non è giustificato", e così la merce rimane sul mercato. Ma il Ministero della Salute italiano rende noto che ha "ugualmente provveduto ad attivare misure cautelari e di prevenzione per la tutela della salute pubblica" richiedendo agli "UVAC (Uffici veterinari per gli adempimenti comunitari del Ministero della Salute) di intensificare i controlli per la ricerca di diossine su latte, carni, uova e prodotti da essi derivati provenienti dalla Germania" e inviando "una nota a tutte le Associazioni di categoria affinché tutti coloro che introducono in Italia prodotti di origine animale, provvedano ad effettuare controlli specifici, nell'ambito delle procedure di autocontrollo, per questo contaminante".

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