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Diossina a Taranto: da pecore a cozze. In pericolo salute cittadini

A Taranto dal 2008 sono stati abbattuti oltre 1500 pecore, 650 lo scorso dicembre, a causa di elevate dosi di diossina nelle loro carni. Ora l'allarme si sposta anche nel mare, dove a rischio sono molluschi e pesci. Verdi: "Taranto continua ad essere una bomba ecologica".

Prima l'allarme diossina nelle uova e nelle carni dei maiali tedeschi, poi il dispaccio del console USA a Napoli che nel 2008 denunciava come in Campania la camorra si arricchiva (forse ancora oggi) attraverso gravi sofisticazioni alimentari, cioè importando "dalle mele cariche di pesticidi della Moldova al sale del Marocco infestato da Escherichia coli" fino a produrre "mozzarella usando latte in polvere boliviano" e cucinando pane "con materiali tossici" (WikiLeaks: camorra importa cibi tossici. USA sapeva, l'Italia no? - http://tinyurl.com/654674x). Oggi da Taranto, poi, arriva un nuovo allarme diossina. Solo pochi giorni fa dalla città pugliese era giunta la notizia che ben 650 pecore sono state abbattute perché nelle loro carni erano state riscontrate concentrazioni di diossina superiori ai limiti previsti dalla legge. Da sottolineare come dal 2008 ad oggi la diossina ha provocato tra Taranto e Statte l'uccisione di oltre 1500 pecore.
Il presidente del Fondo Antidiossina Fabio Matacchiera e il presidente provinciale di Peacelink Alessandro Marescotti rendono noto che il pericolo diossina si è allargato raggiungendo anche il mare. Il Fondo Antidiossina di Taranto ha infatti rilevato come nei frutti di mare (cozze e ostriche) prelevati dai fondali nel Mar Piccolo di Taranto la concentrazione di diossine e PCB (policlorobifenili) raggiungono i 13,5 picogrammi per grammo. Il limite di legge è fissato invece ad 8, tanto che lo sforamento si attesta ad un più 69 per cento.
"Abbiamo appreso che la Procura di Taranto ha incaricato la Capitaneria di Porto di raccogliere informazioni. Non è esclusa l'apertura di un fascicolo per inquinamento ambientale" spiegano Matacchiera e Marescotti durante la conferenza stampa.
"Lo scopo delle indagini svolte è quello di puntare alla tutela del mare e non penalizzare i mitilicoltori, che invece vanno supportati adeguatamente, perché possano svolgere le loro attività in un ecosistema non inquinato e non contaminato" continuano i presidenti del Fondo Antidiossina e di Peacelink.
La diossina e il policlorobifenile "può essere assorbita dai molluschi - spiegano i due promotori dell'indagine - se i fondali inquinati vengono smossi. Diossine e PCB dei mitili possono passare alle orate e ai saraghi che si nutrono delle cozze del fondale".
Il presidente dei Verdi, Angelo Bonelli, comunica di aver chiesto alla Commissione europea "la predisposizione di una commissione d'indagine che si rechi nel più breve tempo possibile a Taranto per fare controlli approfonditi ed indipendenti sulla situazione dell'inquinamento ed in particolare sulla contaminazione da diossine" perché la città pugliese "continua ad essere una bomba ecologica ed un pericolo continuo per la salute dei cittadini".
In molti sostengono che tale accumulo di diossina a Taranto sia causato dall'acciaieria Ilva, anche se l'azienda smentisce che sia dovuta alla sua attività siderurgica. Dopo la conferenza stampa del Fondo Antidiossina e di Peacelink, Angelo Bonelli spiega che "il Rapporto ambiente sullo stato dell'inquinamento è stato redatto proprio dall'Ilva" trovando quindi "sconcertante che il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, non abbia ancora risposto" alla richiesta dei Verdi di fare "un'indagine epidemiologica, di competenza delle istituzioni regionali, sulla popolazione di Taranto per accertare il nesso di causalità tra morti ed inquinamento".
Dopo i dati diffusi, Nichi Vendola ha convocato i rappresentanti del Fondo Antidiossina e di Peacelink per valutare "le possibili azioni da porre in essere per far fronte alle criticità emerse".

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