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Diabete tipo 1 e 2: per misurazione glicemia servono sistemi innovativi

Una ricerca commissionata da Abbott e condotta da Doxa Pharma evidenzia che circa la metà degli intervistati vorrebbe un sistema di monitoraggio della glicemia che non interferisca con la propria vita quotidiana. La Abbott sta sviluppando una nuova tecnologia di sensori che utilizza l'AGP, Ambulatory Glucose Profile, e cioè "un sistema di elaborazione e lettura della glicemia che, con un'interfaccia user-friendly, permette un'immediata comprensione dei dati relativi all'andamento glicemico giornaliero".

Sono stati presentati oggi i dati di una ricerca (quali-quantitativa) condotta su un campione di 600 persone con diabete (Tipo 1 e Tipo 2 insulino trattati) in Italia, Francia e Germania, 200 partecipanti in ciascun Paese. La ricerca è stata promossa da Abbott e condotta da Doxa Pharma, ed evidenzia che circa la metà degli intervistati vorrebbe un sistema di monitoraggio della glicemia che non interferisca con la propria vita quotidiana. Lo studio rileva infatti che "il 71% degli intervistati lo fa al massimo 3 volte al giorno" anche se "nel contempo il 69% è preoccupato di incorrere in episodi di ipo e iperglicemia".

In una nota, Salvatore Caputo, Presidente Diabete Italia, sottolinea infatti che "negli ultimi 20 anni sono stati compiuti molti passi avanti nella cura di questa patologia" ma che nonostante questo "il diabete rimane una malattia che va ad incidere sulle abitudini e sul vissuto quotidiano di chi ne è affetto. Infatti, il paziente diabetico deve continuamente controllarsi sia rispetto alla propria alimentazione sia all'attività fisica svolta, oltre a dover instancabilmente porre attenzione ai livelli di glicemia attraverso un monitoraggio e un autocontrollo costante". In Italia, evidenzia lo studio, oltre il 40% degli intervistati ammette che "la gestione quotidiana del diabete è molto limitante per una serie di ragioni", e in particolare per il 44% del campione italiano il "dover tenere sotto controllo l'alimentazione" ma anche il "dover assumere l'insulina (42%) e il misurarsi la glicemia (29%)".

Lo studio sottolinea che in Italia "le persone con diabete hanno riferito di aver avuto in media 10 crisi ipoglicemiche e 14 crisi iperglicemiche negli ultimi 12 mesi, con il 40% riporta di aver avuto almeno un accesso alle strutture ospedaliere", e questo potrebbe essere collegato anche al fatto che "il 71% degli intervistati si misura la glicemia al massimo 3 volte al giorno". Ma se "molti sono i passi ancora da compiere per un corretto approccio alla gestione della malattia, soprattutto per quanto riguarda l'autocontrollo" come precisa Egidio Archero, Presidente FAND (Associazione Italiana Diabetici), allo stesso tempo un aiuto può e deve arrivare "anche dalle nuove tecnologie" in grado di andare incontro ai bisogni dei dibetici, visto che "il 69% degli intervistati è preoccupato di incorrere in episodi di ipo e iperglicemia per un malfunzionamento del glucometro, mentre il 46% afferma che la mancanza di controllo durante la notte risulta essere un problema".

"La tecnologia ci può dare una mano, attraverso sistemi di monitoraggio innovativi" conferma anche Emanuele Bosi del Dipartimento di Endocrinologia e Diabetologia dell'Università Vita-Salute, San Raffaele di Milano. Proprio per questo la "Abbott sta sviluppando una nuova tecnologia di sensori che utilizza l'AGP, Ambulatory Glucose Profile" e cioè "un sistema di elaborazione e lettura della glicemia che, con un'interfaccia user-friendly, permette un'immediata comprensione dei dati relativi all'andamento glicemico giornaliero". Il professor Bosi ammette che "l'AGP e l'innovativa tecnologia dei sensori di Abbott consentiranno un più avanzato approccio sistematico e rappresenteranno la prossima nuova frontiera nella gestione del diabete" perché "consentirà di controllare meglio la patologia che rappresenta ancora un problema di salute pubblica non risolto". La Abbot Diabetes Care prevede di lanciare questa nuova tecnologia di sensori che utilizza l'AGP entro la fine del 2014.

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