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Diabete: allo Stato costa 1 milione di euro all'ora

Circa 3 milioni di italiani, e cioè il 5% della popolazione totale, soffrirebbe di diabete e il rapporto "Diabete fatti e cifre in Italia" evidenzia come tale malattia costi al Servizio sanitario nazionale ben 1 milione di euro all'ora, e precisamente 2.600 euro all'anno per ogni cittadino diabetico.

Sempre più italiani soffrirebbero di diabete, pare 3 milioni, e cioè il 5% della popolazione totale, tanto che in 10 anni il numero dei diagnosticati sarebbe salito di oltre un milione. Poco tempo fa anche l'ONU ha sottolineato come il diabete potrebbe diventare un vero problema di sanità pubblica per il pianeta, stimando che nel 2030 i malati potrebbero toccare i 366 milioni (nel 2000 erano 171 milioni), diventando addirittura la quarta causa principale di morte in Europa. Tutti dati raccolti e resi noti da un rapporto dal nome "Diabete fatti e cifre in Italia", presentato a Roma al quarto Changing Diabetes Barometer Forum da Antonio Nicolucci, responsabile del dipartimento di farmacologia clinica ed epidemiologia del consorzio Mario Negri Sud e capo analista dell'Italian Barometer Diabetes Observatory, dove si evidenzia anche come il diabete costi al Servizio sanitario nazionale ben 1 milione di euro all'ora, e precisamente 2.600 euro all'anno per ogni cittadino a cui è stata diagnosticata la malattia. Indicativo il fatto che solo il 7% della spesa è rappresentata dalla quota per il farmaco antidiabete. Il peso maggiore dei costi riguarda i ricoveri ospedalieri e le cure ambulatoriali (il 68%), oltre ai vari trattamenti necessari in caso di complicanze (25%). Walter Ricciardi, direttore dell'Istituto di igiene della Facoltà di medicina e chirurgia dell'università Cattolica di Roma e presidente dell'European Public Health Association, sottolinea che però "esiste una prevenzione primaria rappresentata dall'alimentazione corretta, come quella mediterranea, da sufficiente movimento fisico, almeno mezz'ora al giorno, e dall'evitare fumo e alcol - concludendo - Poi c'è la prevenzione secondaria, che consiste nel seguire queste stesse regole anche una volta avuta la diagnosi della malattia, per evitare l'insorgenza delle complicanze. La prevenzione terziaria, infine, evita le recidive".

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