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Depressione: un pacemaker nel cervello. Arriva il modulatore Penfield?

Contro la depressione i ricercatori testano un "pacemaker" per stimolare le aree profonde del cervello. I risultati sembrano essere positivi ma non si tratta, sottolineano gli scienziati statunitensi, di una "cura" della deporessione. A quando il "modulatore di umore Penfield" inventato da Philip K. Dick?

La depressione è il "male oscuro" del presente ed una promessa "pandemica" per il futuro. Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità la depressione sarà la "malattia del secolo" e prevede che "nel 2020 sarà la seconda causa di disabilità al mondo dopo le patologie cardiache". Solamente in Italia sarebbero oltre 4 milioni i malati di depressione in trattamento, e "nel 60 per cento dei casi le cure sono inefficaci" (http://is.gd/NXNwHb). La depressione è infatti un male complesso, quasi "endemico" delle decadenti società occidentali-globali tanto che da molti è chiamato ormai "il male di vivere". Non si può infatti negare che una società che appare sempre di più "senza scopo", "senza una meta", dove i cicli della vita non sono più rispettati (insieme ai "patti generazionali") non possa portare ad un malessere psicofisico grave, non sia foriera di continui stati depressivi potenziali. La soluzione per curare la maggior parte delle depressioni sarebbe per molti osservatori cambiare il "modello" della società e gli "obiettivi" delle persone. Intanto l'industria della ricerca medica si muove per contrastare il "male di vivere" non solo con i farmaci ma anche con delle tecniche che oggi, con una popolazione che sembra sempre più ansiosa di avere un chip sottopelle (soprattutto se collegato allo smartphone), potrebbe essere "chirurgicamente" accettabile. La frontiera per "migliorare" la depressione potrebbe infatti essere un elettrodo dentro al cervello. Un "pacemaker" cerebrale è infatti la soluzione provata da Emory University School of Medicine nei ridenti (ma un po' depressi) Stati Uniti dove la dottoressa Helen S. Mayberg e il suo staff ha provato nelle depressioni non "trattabili" con i consueti farmaci, degli "impulsi ad alta frequenza" in una paricolare zona del cervello. Il test è stato portato avanti su 17 pazienti che non sapevano se l'elettrodo che portavano dentro la scatola cranica fosse acceso o spento, dimostrando la "bontà" dei risultati dell'esperimento. Secondo gli esperti questa soluzione, che andava a stimolare l'"area subcallosa del giro del cingolo" dimostra quanto la depressione possa essere "una malattia che colpisce i circuiti cerebrali" anche se la "soluzione dell'elettrodo" non può essere considerata, mettono le mani avanti dall'Università statunitense, una cura. I diciassette pazienti soffrivano di disturbi depressivi maggiori e di disturbi bipolari. La ricerca è stata pubblicata dalla rivista Archives of General Psychiatry ("Subcallosal Cingulate Deep Brain Stimulation for Treatment-Resistant Unipolar and Bipolar Depression" http://is.gd/WL2fJa) e non può che ricordare la fantascienza di fine anni '60 di Philip K. Dick. Lo "stimolatore Penfield" di P. K. Dick aveva infatti un ruolo importante nella trama di "Do Androids Dream of Electric Sheep?", romanzo da cui è stato tratto il film "Blade Runner" di Ridley Scott nel 1982. Nel romanzo (molto diverso dal film), il protagonista Rick Deckard utilizza il il "modulatore di umore Penfield" per entrare nel "mood" voluto. Uno "stimolatore talamico", oggi diremmo "wi-fi", (grazie al "Penfield Wave Transmitter"), molto oltre la "rozza" tecnologia dell'elettrodo (davvero alla Wilder Penfield), che poteva, nella fantasia di Dick, annullare la depressione trasformandola istantaneamente in felicità. Ma poteva anche provocarla (http://is.gd/bsP9fy), perchè nel futuro alla "Blaid Runner" che stiamo costruendo, dove solo degli elettrodi sono capaci di farci "destare", anche essere semplicemente depressi potrebbe essere un'emozione desiderabile.

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