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Ddl Boschi: progetto di eversione autoritaria? Renzi: maggioranza schiacciante. Perché incostituzionale

La Camera ha approvato il ddl Boschi sulle riforme costituzionali con una "maggioranza schiacciante" come sottolinea euforico Matteo Renzi. Il premier dimentica però che questa maggioranza è frutto di una legge elettorale incostituzionale, il Porcellum. Nasce quindi il Comitato per il No che diviene promotore del referendum oppositivo al ddl Boschi poiché "siamo di fronte a un progetto di eversione autoritaria" come denunciò Gianni Ferrara, professore emerito di Diritto costituzionale a La Sapienza di Roma.

"Quarto voto sulle riforme costituzionali: maggioranza schiacciante in attesa di conoscere il voto dei cittadini in autunno" scrive su Facebook Matteo Renzi. Il premier forse dimentica però che questa "maggioranza schiacciante" è frutto di una legge elettorale (il Porcellum) dichiarata incostituzionale soprattutto perché assegnava, appunto, un premio di maggioranza che non rispecchiava il voto degli elettori. Nonostante questo, e nonostante nessuno abbia votato oltretutto il programma di governo che sta portando avanti Renzi (che non è mai stato eletto), questa "maggioranza schiacciante" in quanto incostituzionale sta per approvare in via definitiva una riforma costituzionale che sancirà "l'addio alla democrazia rappresentativa a favore di una democrazia plebiscitaria", come denuncia Stefano Rodotà che fa parte del Comitato per il No al ddl Boschi.

E' la colpa è anche dell'ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ritenuto "complice" di questo "obbrobrio" da Alessandro Pace, che sottolinea: "Ha consentito che si intraprendesse un percorso di riforma della Costituzione in un Parlamento eletto con una legge dichiarata incostituzionale". Gli fa eco Felice Besostri, che ha promosso ricorsi in tutte le province contro l'Italicum: "La presidenza della Repubblica - ricorda - doveva assegnare un breve termine di tempo per rifare la legge elettorale e il successivo Parlamento avrebbe potuto cambiare la Costituzione legittimamente. Invece, ha fatto tutto il contrario".

Nella serata di ieri, la Camera ha infatti approvato il ddl Boschi con 367 voti favorevoli, 194 contrari e 5 astenuti. A favore hanno votato PD, Area Popolare, Scelta Civica, Ala, Democrazia solidale - Centro democratico, Psi. Voto contrario invece da M5S, Sinistra italiana - Sel, Lega Nord, Forza Italia, Fratelli d'Italia, Alternativa libera - Possibile, Conservatori e Riformisti. Il testo torna al Senato mentre ad aprile dovrà tornare ancora a Montecitorio dove sarà votato, senza possibilità di modifiche, nel suo complesso. Ad ottobre invece la riforma costituzionale sarà sottoposta a referendum confermativo.

Per questo motivo nasce ufficialmente il Comitato per il No nel referendum costituzionale sulla legge Renzi-Boschi, presentato ufficialmente ieri nella Sala dei gruppi Parlamentari in Via Campo Marzio da Alfiero Grandi e Domenico Gallo del Coordinamento per la democrazia costituzionale, alla presenza di numerosi ed importati costituzionalisti come Gustavo Zagrebelsky, Stefano Rodotà, Alessandro Pace, Gaetano Azzariti, Gianni Ferrara, Massimo Villone e Felice Besostri. Al Comitato per il No ha aderito il partito guidato da Pippo Civati, Possibile mentre il MoVimento 5 Stelle spiega che "sosterrà la battaglia". Nella sala presente il leader della Fiom, Maurizio Landini, in rappresentanza probabilmente della sua Coalizione sociale, ma anche Antonio Di Pietro.

Il numeri per richiedere il referendum il Comitato per il No c'è li ha già perché con la presenza di Possibile "abbiamo la certezza che almeno 126 deputati chiederanno il referendum" evidenzia Alfiero Grandi. Servono infatti un quinto dei membri di una Camera (oppure 500mila elettori o 5 Consigli regionali). Nonostante questo, Matteo Renzi cerca di farsi lui stesso promotore del referendum per trasformarlo in un giudizio sul Presidente del Consiglio. "La 'formula 'dopo di me il diluvio', apparteneva al vocabolario di un sovrano assoluto. Questo rischio non c'è, la democrazia potrà resistere anche alle dimissioni del premier" assicura Stefano Rodotà.

"La Costituzione è qualcosa che va al di là delle vicende di Renzi o di qualche altro politico, è l'architettura dei poteri attraverso i quali vive una società organizzata in Stato" evidenzia anche Domenico Gallo, avvertendo che il rischio è di passare "da una Repubblica a una sorta di principato". A Left.it Gallo spiega: "Attraverso una interazione tra riforma costituzionale ed elettorale, viene fuori non una revisione della Costituzione ma il suo superamento. In realtà i riformatori attuali vogliono spostare l'orologio non in avanti ma indietro. Vogliono farci tornare ad una situazione precedente all'avvento della Repubblica, in cui l'architettura dei poteri è orientata all'autocrazia. Vorrebbero creare un principato, non una repubblica democratica fondata sull'eguaglianza dei cittadini e sul parlamento rappresentativo".

Anche Lorenza Carlassare, giurista e costituzionalista, chiarisce: "Il referendum è un meccanismo attribuito alle minoranze che non vogliono le riforme. Il referendum non è un problema della maggioranza, siamo noi a chiederlo". Carlassare sottolinea che l'aspetto più costroverso del ddl Boschi riguarda la finta abolizione del Senato che resta "ma non è eletta dal popolo. - specificando - Ha lo stesso potere della Camera e trovo che sia inconcepibile lasciare poteri del genere a un organo non eletto all'interno di un sistema democratico". "L'impostazione generale porta ad un risultato che sfigura profondamente l'architettura dei poteri" specifica Gallo, evidenziando che il capo del partito vincente "in pratica nomina quasi tutti i parlamentari del suo gruppo e dà un controllo anche sui tempi, per cui viene sancita la supremazia del governante sull'unica Camera che legifera , venendo indeboliti gli organi di garanzia. L'unico partito che controlla il Parlamento, un po' alla volta controllerà il Presidente della Repubblica e attraverso questi aumenterà la sua influenza sulla Corte Costituzionale".

"Le riforme in campo, infatti, sono tutte orientate all'umiliazione del Parlamento, nella sua prima funzione, la funzione rappresentativa. Che cosa significano le leggi elettorali, che prevedono la scelta dei candidati attraverso le 'liste bloccate' stilate direttamente dai capi dei partiti o attraverso la farsa delle cosiddette 'primarie', se non l'umiliazione di quella funzione nazionale: trionfo dello spirito gregario o del mercato dei voti" spiega anche Gustavo Zagrebelsky, presidente emerito della Corte Costituzionale e presidente onorario di Libertà e Giustizia nell'appello rivolto ai legislatori alla vigilia dell'ultima lettura del ddl Boschi. Stiamo vedendo "da vicino questo caso da manuale di morte pietosa o suicidio assistito nella vita costituzionale" prosegue Zagrebelsky.

Gianni Ferrara, professore emerito di Diritto costituzionale a La Sapienza di Roma, fu ancora più chiaro quando già nel luglio 2014 avvertì che l'obiettivo del ddl Boschi è trasformare l'Italia "in un regime autoritario fondato sull'elezione, ogni cinque anni, del capo. - ricordando - Tra le cose che furono dette dai saggi del Quirinale, venne fuori tra le proposte una formula molto strana, 'il governo del primo ministro'. Questa formula non può essere stata usata da un costituzionalista, perché è esattamente quella con cui la dottrina italiana aveva definito lo Stato fascista". "Se viene fuori una riforma di questo segno, siamo di fronte a un progetto di eversione autoritaria" denunciò Ferrara. Il professore spiegò infatti che "una legge elettorale maggioritaria come l'Italicum, che è un Porcellum travestito, offre un potere assoluto al capo del governo e segretario del partito di maggioranza. Che infatti attraverso la maggioranza riesce a determinare addirittura – addirittura! – la composizione dell'organo che deve vigilare sulla Costituzione, la Consulta. E non solo: determina anche la composizione del Consiglio superiore della magistratura e l'elezione del Presidente della Repubblica".

Ecco perché oltre alla richiesta per il referendum oppositivo al ddl riforme, il Comitato per il No presenterà due referendum abrogativi sulla legge elettorale. Il primo chiederà l'abrogazione della norma sui capilista bloccati mentre con il secondo si punterà a cancellare il premio alla lista. "Battersi adesso contro queste riforme significa battersi per la nostra democrazia, per mantenere l'identità democratica della Repubblica" esorta infatti Gianni Ferrara.

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