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Cyberbullismo: "messa alla prova" per i 5 minori accusati del suicidio di Carolina Picchio

Carolina Picchio, suicida all'età di 13 anni, è la prima vittima del cyberbullismo riconosciuta dalla magistratura. Per 5 ragazzi ancora minorenni inizia il processo a Torino ma i difensori chiederanno per loro la "messa alla prova". Intanto, parte anche la campagna di sensibilizzazione di Telefono Azzurro sul bullismo in in 2.300 piazze italiane.

Dopo tre anni dal suicidio di Carolina Picchio, 13enne studentessa di Novara, inizia presso il Tribunale dei minori di Torino il processo contro quelli che erano i suoi compagni di classe, cinque ragazzi che dovranno rispondere di accuse che vanno dalla violenza sessuale di gruppo alla detenzione e divulgazione di materiale pedopornografico. Uno di loro deve rispondere anche di "morte come conseguenza di altro reato". Per un sesto ragazzo, maggiorenne, il processo inizierà invece a giugno a Novara. Carolina Picchio è la prima vittima del cyberbullismo riconosciuta dalla magistratura, ma la giovanissima si è tolta la vita infatti anche per le pesanti molestie sessuali e gli insulti di cui era rimasta vittima.

Gli avvocati difensori dei cinque ragazzi, uno rimasto tetraplegico lo scorso anno dopo che si era tuffato da una scogliera in Sardegna non rendendosi conto che il fondale era troppo basso, chiederanno ai giudici la "messa alla prova" che se concessa, come probabilmente avverrà, porterà alla sospensione del processo. In questo caso per i cinque minorenni verrà stabilita una strategia riparativa da perseguire attraverso la guida degli assistenti sociali. Stando a quanto riportano gli avvocati difensori i cinque ragazzi avrebbero "compreso appieno la gravità di quel che è successo". Una volta che il periodo di "messa in prova" sarà terminato, ci sarà la valutazione finale, e in caso positivo i reati si estingueranno.

Oggi in aula saranno presenti, anche se non potranno costituirsi parte civile, i genitori di Carolina: il padre, Paolo Picchio, che in questi anni si è impegnato moltissimo nei progetti contro il cyberbullismo, e la madre Cristina vogliono vedere in faccia i ragazzi che hanno portato al suicidio della loro figlia "per capire se hanno compreso il male che le hanno fatto". In una intervista a La Repubblica Paolo Picchio ricorda inoltre che "i genitori sono i primi a dover educare i figli al rispetto e all'uso corretto dei social network".

Una campagna di sensibilizzazione che sta portando avanti anche il Telefono Azzurro. Il bullismo, così come il cyberbullismo, "è un fenomeno che può avere conseguenze drammatiche dal punto di vista psicologico e relazionale e che può spingere alcune vittime a gesti estremi. Basti pensare che il 10% tenta il suicidio e il 30% arriva ad atti di autolesionismo. Solo 1 bambino su 5, però, informa un adulto di esserne vittima" sottolinea in una nota il professor Ernesto Caffo, Neuropsichiatra infantile e Presidente di SOS Il Telefono Azzurro Onlus. Prosegue: "Per questo motivo è fondamentale rompere il silenzio e aiutare chi è vittima di bullismo a superare la vergogna e a capire che solo parlando potrà interrompere la spirale di violenza in cui è coinvolta. Per combattere il bullismo la migliore strategia è coinvolgere gli studenti - bulli inclusi, visto che possono nascondere aspetti di vulnerabilità - il gruppo classe, gli insegnanti, i genitori, la comunità intera affinché tutti possano accorgersi di quanto accade e rispondere in maniera adeguata e tempestiva. Solo così le scuole e gli altri contesti aggregativi potranno tornare ad essere percepiti dai ragazzi come luoghi sicuri. Telefono Azzurro è in questi giorni nelle piazze perché sempre più ragazzi possano sentirsi sicuri e ricevere l'aiuto che meritano".

In particolare il Telefono Azzurro tra sabato 16 e domenica 17 aprile consegnerà in 2.300 piazze italiane dei fiori colorati a chiunque sosterrà la Campagna “Fiori d'Azzurro”, nata con l'obiettivo di informare sul tema del bullismo.

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