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Siria: 15 cristiani "martirizzati". Arcivescovo: Occidente ha favorito escalation ISIS

L'abate Emanuel Youkhana dell'Aid to the Church in Need ha riferito che circa 15 dei forse 300 cristiani assiri e caldei catturati dei giorni scorsi dai miliziani dello Stato Islamico in Siria sarebbero stati "martirizzati". L'Arcivescovo Jacques Behnan Hindo punta il dito contro la strategia adottata dall'Occidente in Siria perché "hanno favorito di fatto l'escalation del Daesh".

L'abate Emanuel Youkhana dell'Aid to the Church in Need ha riferito a diverse agenzie cattoliche che circa 15 dei forse 300 cristiani assiri e caldei catturati dei giorni scorsi dai miliziani dello Stato Islamico in Siria sarebbero stati "martirizzati". Tra il 22 ed il 23 febbraio, infatti, l'ISIS ha sferrato un attacco su larga scala ai villaggi cristiani disseminati lungo le sponde del fiume Khabur, nella provincia siriana nord-orientale di Jazira. Youkhana spiega: "Molti di loro stavano combattendo per difendere e proteggere i villaggi e le loro famiglie".I cristiani in mano all'ISIS sono stati catturati in diversi villaggi della Siria: 14 persone da Tel Hormizd, 81 persone da Tel Jazira, 21 persone da Tel Gouran, 5 persone da Tel Feytha e 3 persone da Qabir Shamiya. Youkhana precisa che "si ritiene che molti cristiani siano stati inolte uccisi nei loro villaggi". Non è chiaro dove siano i prigionieri cristiani ma si ipotizza che possano essere stati trasportati nei pressi di Monte Abdul Aziz, una regione vicina controllato dall'IS. Attualmente non ci sono più famiglie nei 35 villaggi cristiani assiri della zona. Le uniche persone rimaste nella regione sono i miliziani cristiani che combattono al fianco delle truppe curde contro lo Stato Islamico.

L'Arcivescovo Jacques Behnan Hindo, ordinario dell'arcieparchia siro-cattolica di Hassaké-Nisibi, ipotizza parlando con l'agenzia Fides che l'ISIS avrebbe "lanciato l'offensiva nella regione del Khabur per trovare nuovi spazi e vie di fuga, compensando le sconfitte e le perdite di territorio da loro registrate a Kobane e intorno alla roccaforte di Raqqa". L'Arcivescovo punta il dito contro la strategia adottata dall'Occidente in Siria, precisando: "Con le loro politiche sciagurate, soprattutto francesi e statunitensi, con i loro alleati regionali, hanno favorito di fatto l'escalation del Daesh (acronimo arabo con cui si indica lo Stato Islamico, ndr). Adesso perseverano nell'errore, commettono sbagli strategici grotteschi come l'annuncio sui media della 'campagna di primavera' per liberare Mosul e si ostinano a interferire con interventi irrilevanti, invece di riconoscere che proprio il sostegno da loro garantito ai gruppi jihadisti ci ha portato a questo caos e ha distrutto la Siria, facendoci regredire di 200 anni". L'Arcivescovo Hindo spiega quindi che il mondo cristiano sta cercando di "attivare canali di negoziato attraverso leader musulmani arabi in contatto con alcuni sheikh passati con lo Stato Islamico. Alla Fides l'Arcivescovo non conferma voci non verificate che parlano di omicidi sommari e di stupri commessi dai jihadisti ai danni delle popolazioni cristiane aggredite, e pone interrogativi in merito alle odierne incursioni aeree compiute da contingenti internazionali contro le postazioni dello Stato Islamico anche in Siria, denunciando: "Prima sentivamo tutte le notti gli aerei passare sopra le nostre teste verso le tre di mattina. Negli ultimi quattro giorni, le operazioni aeree sono state sospese. E io mi chiedo come mai".

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