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Pakistan: cristiano accusato falsamente di blasfemia. Emessa Fir

Si teme per la vita di un cristiano di 25 anni, Khurram Masih, sposato da due mesi, muratore, accusato e arrestato per blasfemia in Pakistan, ma "falsamente" come racconta padre Francis Xavier ad AsiaNews.

Si teme per la vita di un cristiano di 25 anni, Khurram Masih, sposato da due mesi, muratore, accusato e arrestato per blasfemia in Pakistan, a Lahore, nel quartiere di Qazi, Shahdr. "E' un incidente molto triste, il giovane uomo è stato accusato falsamente di blasfemia" racconta ad AsiaNews (http://is.gd/VWrdrn) padre Francis Xavier, della diocesi di Lahore, sottolineando come siano inoltre "stati fatti annunci nella zona con incitamento all'odio verso i cristiani". "Abbiamo paura per la vita di Khurram Masih - continua padre Francis Xavier - bisogna che gli sia assicurata protezione da chi vuole ucciderlo". Ad accusare il muratore cristiano è stato Abdul Majeed, un uomo legato "a gruppi religiosi, noto per il suo odio verso i non musulmani", come sottolinea sempre padre Xavier. Khurram Masih stava lavorando presso la residenza di Abdul Majeed quando, dopo aver completato un lavoro, radunò alcuni materiali di scarto come carta, giornali e tavolette di legno per dargli fuoco. A quel punto Abdul Majeed cominciò a gridare come il muratore stesse bruciando pezzi del Corano, tanto che gli altri lavoratori hanno circondato Khurram Masih e trascinato alla stazione di polizia, dove Abdul Majeed ha presentato denuncia di blasfemia. Nonostante l'immediata protesta di attivisti per i diritti umani, tra cui quelli della "Masihi Foundatin" che si occupa dei diritti dei cristiani e della difesa legale di Asia Bibi, come ricorda la Fides, è stato comunque emesso un Fir (First Information Report) per violazione dell'art. 295b del Codice penale pakistano (offesa verso il Corano), e l'uomo dovrà comparire davanti ad un tribunale. Come sottolinea AsiaNews "l'introduzione delle famigerate leggi sulla blasfemia nel 1986, durante la dittatura del generale pakistano Zia ul-Haq, hanno determinato una crescita esponenziale nelle denunce per 'profanazione del Corano' o 'diffamazione del profeta Maometto' ", rendendo noto che da quella data ad oggi "le vittime sono salite a oltre 4mila e il dato è in continuo aumento: basti pensare che dal 1988 al 2005, le autorità pakistane hanno incriminato 647 persone per reati connessi alla blasfemia, mentre negli ultimi anni sono migliaia i casi di cristiani, musulmani, ahmadi e fedeli di altre religioni accusati sulla parola, senza il minimo indizio di colpevolezza".

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