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Natale nel Califfato: cristiani sotto l'ISIS come "morti del cimitero"

In Siria e in Iraq festeggiare il Natale per i cristiani sarà rischioso, visto che il solo parlare della natività di Gesù "sotto l'ISIS" è praticamente proibito, così come il pregare ad alta voce. La vita dei pochi cristiani rimasti sotto il Califfato è paragonabile infatti a quella dei "morti del cimitero".

In Siria e in Iraq festeggiare il Natale per i cristiani sarà rischioso, visto che il solo parlare della natività di Gesù "sotto l'ISIS" è praticamente proibito, così come il pregare ad alta voce. Dopo aver fatto fuggire le minoranze cristiane irachene e siriane, il Califfato impone anche le sue leggi. I cristiani sono quindi costretti ad affrontare la celebrazione del Natale in sordina, e in alcuni casi senza Chiese visto che i miliziani dello Stato Islamico ne ha distrutto e saccheggiato molte soprattutto tra Raqqa, Tabaqa e Deir al-Zour, come ricorda Sulaiman Youssef, un ricercatore siriano sulle minoranze ad Al Arabiya. Lo Stato Islamico ha anche "imposto il modo hijab e islamico di vestire alle donne cristiane, e ucciso diversi uomini cristiani per aver rifiutato di obbedire ai loro ordini" riporta Youssef. Il Califfato ha inoltre introdotto una tassa che solo i cristiani sono costretti a pagare, senza contare che in molte aree, oggi spopolate, si è tentata una conversione obbligatoria all'Islam. Mentre i cristiani fuggivano, i combattenti dell'ISIS hanno derubato tutti i loro beni e confiscato le loro case, le proprietà e i negozi. Youssef sottolinea che la vita dei pochi cristiani rimasti sotto il Califfato è paragonabile a quella dei "morti del cimitero". Padre Maysar Bahnam, che guida una congregazione di circa 400 persone a Baghdad (Iraq), ha riferito che la celebrazione di Natale di quest'anno sarà limitata alla liturgia tradizionale, e solo entro i confini della Chiesa. Tanti i cristiani in fuga dall'ISIS, con Michel Kassarji, il vescovo caldeo di Beirut, che ha spiegato come la sua Chiesa stia lottando per soddisfare le esigenze delle oltre 1.800 famiglie di profughi, una cifra in crescita del 25% ogni settimana. Anche in Libano, dove la popolazione di rifuguati è già pari a circa 5 milioni, entro il prossimo anno si conteranno ulteriori 1,3 milioni di profughi siriani, secondo l'agenzia ONU per i rifugiati.

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