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Cristiani in Terra Santa: "un ponte" tra ebrei e musulmani

Spesso ci si dimentica che i cristiani, in molte parti del mondo, rappresentano una minoranza, come in Terra Santa. Il cardinale Tauran ricorda così come "i cristiani hanno la vocazione ad essere ponte", in questo caso di unione tra ebrei e musulmani.

Spesso ci si dimentica che i cristiani, in molte parti del mondo, rappresentano una minoranza. E minoranza sono anche i cristiani che vivono in Terra Santa, che però "non chiedono asilo, in quanto sono già a casa", in quanto arabi arrivati in quella zona "molto prima dei musulmani". A ricordarlo è il cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, intervenuto alla Conferenza internazionale sui cristiani in Terra Santa che si è svolta a Londra (http://is.gd/T0KCKw). Il porporato rinnova l'appello affinché Gerusalemme ottenga uno "statuto speciale, garantito a livello internazionale" che permetta ad ebrei, musulmani e cristiani di esercitare "libertà di coscienza, di religione, di circolazione, i diritti civili, il diritto all'educazione, alle cure mediche e ad avere istituzioni proprie". I cristiani possono offrire inoltre un contributo fondamentale poiché "in Terra Santa non pretendono di imporsi, ma solo di fiorire là dove sono stati piantati da Dio e di rendere i loro concittadini in grado di capire che ogni religione è un invito ad andare avanti senza idoli, ad essere capaci di solidarietà". Il cardinale Jean-Louis Tauran ricorda infatti che "i cristiani hanno la vocazione ad essere ponte", in questo caso di unione tra ebrei e musulmani perché, sottolinea il porporato, "la religione insegna che c'è un solo futuro: un futuro condiviso".

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