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Renzi vede Padoan come un gufo ma Italia resta a rischio deflazione e stagnazione

Nel 2015 sono lievitati i prezzi di frutta e verdura e "il rischio è quello di scivolare nella spirale della deflazione" avverte la Cgia di Mestre. Nonostante questo Matteo Renzi nella conferenza stampa di fine anno sostiene che "il 2015 è andato meglio del 2014", additando di fatto Pier Carlo Padoan come un "gufo".

Se in Italia per sopravvivere si mangiassero tablet e benzina allora sarebbe giusto affermare come fa il premier Matteo Renzi che "il 2015 è andato meglio del 2014". Invece nel Bel Paese la dieta Mediterranea la fa ancora da padrona e la crisi come la fame continua a mordere. L'ufficio studi della Cgia di Mestre infatti rivela che nel 2015 i prodotti che hanno registrato la riduzione di prezzo più importante sono stati Gpl auto e metano (- 17,8 per cento), il gasolio per l'autotrazione (- 12,3 per cento), il gasolio per il riscaldamento (- 11,8 per cento), i computer, i palmari e i tablet (- 11,7 per cento), i cellulari (- 10,1 per cento) e la benzina (- 9,8 per cento). Al contrario, invece, i rincari più importanti si sono visti nel reparto frutta e verdura, con un aumento dei prezzi delle arance (+ 10,8 per cento), della verdura fresca (+9,7 per cento), dei frutti a bacca, come le fragole e l'uva (+8,9 per cento), degli altri agrumi diversi dalle arance (+7,4 per cento) e dell'olio d'oliva (+6,1 per cento). Inoltre, persino un bene essenziale come l'acqua ha avuto un rincaro non indifferente, che pesa nelle tasche degli italiani un 9,3% in più.

Oltre alle condizioni meteo e alla siccità, l'aumento dei prezzi di frutta e verdura è dovuto soprattutto "all'eccessiva frammentazione del sistema di distribuzione e, in parte, alle attività speculative messe in atto dagli intermediari commerciali presenti lungo la filiera" come denuncia Paolo Zabeo, coordinatore dell'Ufficio studi della Cgia, rivelando che "secondo alcune stime quest'estate diversi prodotti ortofrutticoli hanno subito dei ricarichi di prezzo dal campo alla tavola che sono arrivati a toccare punte del 500 per cento". A preoccupare gli artigiani mestrini è quindi il trend di discesa dell'inflazione che per l'anno in corso si profila attorno allo zero per cento. Renato Mason, segretario della Cgia, osserva infatti: "Come ci insegnano gli economisti il rischio è quello di scivolare nella spirale della deflazione. La recessione economica e le politiche di austerità praticate in questi ultimi anni hanno spinto la disoccupazione su livelli inaspettati, mentre le sacche di povertà e la sfiducia si sono diffuse a dismisura facendo crollare i consumi che, nonostante la ripartenza del 2015, sono lontani dai livelli pre-crisi".

Tutti dati che vengono ignorati da Matteo Renzi e da buona parte dei giornalisti presenti alla conferenza di fine anno. Nelle slide da terza elementare si vede per esempio un "gufo" che avverte di una stagnazione perenne mentre Renzi se la ride evidenziando il dato del PIL a più 0,8%. Il premier forse non sa però che per tornare ai livelli pre-crisi entro il 2020 servirebbe un PIL annuo costante al 2%, ma le previsioni Istat e Ocse si fermano all'1,4% sia per il 2016 che per il 2017. Inoltre, il premier prima di montare le slide avrebbe dovuto parlare con il suo ministro dell'Economia, visto che è stato proprio Pier Carlo Padoan ha spiegare che "non è idea peregrina" il fatto che in Italia possa esserci una "stagnazione secolare".

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