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Eurostat: Italia fanalino di coda nell'UE. Occupazione non riparte

I dati Eurostat rivelano che l'Italia è ancora dentro la crisi economica, nonostante la ripresa della "fiducia dei consumatori" sbandierata dal governo Renzi. Ed infatti federconsumatori osserva che "sino a quando il Paese non imboccherà la strada dello sviluppo attraverso un serio Piano Straordinario del Lavoro non si andrà da nessuna parte".

Nonostante la matematica non sia un'opinione, diversi sono stati i commenti ai dati Eurostat rielaborati dal Ministero per lo Sviluppo economico attraverso il suo "Cruscotto congiunturale". Per il Ministero "l'Italia ha ingranato la ripresa" e a questo sembra credere per esempio repubblica.it che titola "Eurostat, l'Italia si riprende lentamente dalla crisi" pur non potendo nascondere che "è la peggiore tra i big UE". Più diretta invece l'apertura del corriere.it che mette nero su bianco il fatto che "l'Italia non recupera dopo la crisi".

Il livello della produzione industriale italiana, per cominciare, è ancora di oltre il 31% inferiore rispetto ai massimi precrisi e ha recuperato solo il 3% rispetto ai minimi toccati durante la recessione. Male anche il settore delle costruzioni, poiché i dati Eurostat rivelano che a ottobre era 85 punti sotto il massimo precrisi toccando il nuovo minimo assoluto dall'inizio della crisi economica. Continua inoltre a gravare in Italia l'elevato tasso di disoccupazione. Se è vero che nel terzo trimestre è sceso all'11,5%, il dato non si può non raffrontare con quello di Germania e Regno Unito, il cui tasso di disoccupazione è sceso rispettivamente al 4,5% e al 5,2%. Ancora peggiore dell'Italia è la Spagna, ma solo apparentemente. Nonostante nella penisola iberica il tasso di disoccupazione è al 21,6%, la Spagna in questi anni ha recuperato 4,7 punti contro gli appena 1,6 punti dell'Italia. Senza contare che pochi giorni fa era stata la BCE (Banca centrale europea) a rivelare che in Italia il livello di occupazione è peggiore non solo rispetto alla Spagna, ma anche a Portogallo, Irlanda e persino Grecia. Ferma al palo anche l'occupazione giovanile tra i 15 e i 24 anni, che in Italia è al 15,1% mentre è al 17,7% in Spagna, al 28% in Francia e al 43,8% e al 48,8% rispettivamente in Germania e Regno Unito. Rispetto ai picchi negativi della crisi il recupero in Italia è stato di un misero 0,9 punti, contro l'1,9 della Spagna,il 2,7% della Germania e il 4,2% della Gran Bretagna.

Il MISE è infatti alla fine costretto ad ammettere che "la ripresa, che nella maggior parte degli Stati membri UE è partita e si è consolidata dal 2009, in Italia si è manifestata compiutamente solo tra il 2014 e il 2015" vantando però il fatto che "l'Italia è l'unico paese ad aver segnato un nuovo massimo nella fiducia dei consumatori". Dato che forse dovrebbe essere letto considerando anche l'elevata percentuale di italiani analfabeti funzionali. In una intervista a La Stampa, anche il premier Matteo Renzi assicura che "l'Italia è ripartita". Federconsumatori osserva però che "sino a quando il Paese non imboccherà la strada dello sviluppo attraverso un serio Piano Straordinario del Lavoro abbattendo le drammatiche percentuali di disoccupazione giovanile attorno al 40% e nel Sud addirittura del 55-60% non si andrà da nessuna parte". "Mentre gli altri Paesi europei viaggiano ad altri ritmi noi blateriamo scioccamente tra chi vede o non vede segnali di ripresa, disconoscendo che anche di continui segnali si muore" denuncia l'associazione in difesa dei diritti dei consumatori, insistendo sul fatto che lo Stato deve farsi carico "di un piano di investimenti pubblici, da quelli su innovazione e ricerca, a quelli infrastrutturali sul settore del turismo, alla messa in sicurezza del patrimonio culturale e scolastico del Paese".

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