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Crisi economica 2012: addio gasolio. Si accendono stufe e caminetti

Una casa col caminetto in città? E' una fortuna. Il trend vuole che l'italiano stia abbandonando il gasolio in favore di stufe e camini. Boom della legna da ardere. E si torna a cucinare con farina, uova e burro. Coldiretti fornisce dati sul cambiamento della società italiana.

In tempi di crisi una volta l'"ignoranza" permetteva di raccogliere la cicoria, il tarassaco ed ogni alimento che localmente la natura offriva. Oggi, in un ambiente per lo più contaminato dall'inquinamento, all'uomo del terzo millennio, non è rimasta neppure questa risorsa (gratuita). Peggio, gli è stata tolta anche quella "saggia ignoranza" che, senza iPhone e scarpe di marca permetteva di riconoscere la carota selvatica dalla cicuta. Un cambiamento antropologico epocale che deve fare i conti con la "gestione dell'istinto di sopravvivenza". Unico modo "istintivo" di superare i tempi di magra, spariti i campi erbosi e gli orti, è cercare di tornare il più possibile, soprattutto nelle metropoli, al "fai da te" e all'"autoproduzione", per quanto si possa. La Coldiretti pubblica diversi segnali di un "ritorno al passato" per quei ceti che si trovano a fronteggiare una crisi mondiale che comincia a svuotare il frigo. Si riaccendono i camini, si rispolverano le stufe in ghisa, i grandi magazzini ricominciano a vendere legna. La Coldiretti scrive infatti che "quest'anno con l'arrivo dell'inverno ci sono oltre sei milioni di stufe e camini accesi sul territorio nazionale.

Un record che ha reso necessaria l'importazione di ben 3 miliardi di chili di legna da ardere nel corso di tutto il 2012 che - stima la Coldiretti - saranno bruciati per garantire il caldo nelle case degli italiani, mentre nell'arco di dieci anni si è praticamente dimezzato il consumo di gasolio da riscaldamento (-49 per cento nei primi nove mesi dell'anno). Una dimostrazione evidente del ritorno di forme di riscaldamento che sembravano dimenticate dovuto - sottolinea la Coldiretti - al crescente interesse verso questa forma di energia che è diventata competitiva dal punto di vista economico oltre ad essere più sostenibile dal punto di vista ambientale". Ma il ritorno al passato "rivive" anche in cucina. In un'altra nota la Confederazione degli agricoltori conferma il ritorno ai fornelli "dove in media gli italiani trascorrono 56 minuti al giorno nei giorni feriali che salgono ad oltre 69 minuti la domenica o nei giorni festivi". L'analisi Coldiretti/Censis parla chiaro: "nell'ultimo anno ogni italiano ha dedicato alla preparazione dei pasti un tempo pari a 11 giorni, che significa oltre sette ore alla settimana".

Un aumento che fa il paio con il fatto che, si legge ancora nella nota, "su dati Coop Italia si registra l'aumento record degli acquisti in quantità di farina (+8,3 per cento), uova (+5,3 per cento) e grassi come il burro (+2,8 per cento) nel primi nove mesi del 2012". Ma non si pensi all'italiano medio che "torna alla natura" (per quanto può), con le galline del pollaio offerte gentilmente dal Comune, con la "cucina economica" in ghisa (accesa anche per asciugare i panni), con il pane fatto in casa ogni dieci giorni. Esistono infatti almeno tre Italie che, semplificando al massimo si possono riassumere così: un'Italia povera ed affamata, una che arranca e una che invece sta bene. La quarta Italia, quella dei ricchi, è ovviamente fuori classifica.

Senza scomodare il rapporto della Caritas (Rapporto Caritas 2012 su povertà ed esclusione sociale in Italia) e rimanendo sempre nell' ambito della Confederazione presieduta da Sergio Marini, un'analisi dell'organizzazione attesta quanto "per effetto della crisi economica e della perdita di lavoro si sta registrando un aumento esponenziale degli italiani senza risorse sufficienti a sfamarsi che erano 2,7 milioni nel 2010, sono saliti a 3,3 milioni nel 2011 ed hanno raggiunto il massimo di 3,7 milioni nel 2012 (3.686.942)". Secondo l'indagine Coldiretti/Swg "quasi una famiglia su quattro (24 per cento) si trova in difficoltà economiche, con un aumento del 3 per cento rispetto allo scorso anno, ma quasi la metà degli italiani (48 per cento) pensa che la propria situazione sia destinata addirittura a peggiorare in futuro". Ma in un certo senso la cartina di tornasole di un'Italia che per una grossa fetta è ancora senza problemi economici, si può vedere nell'entusiasmo (nei sondaggi) per Mario Monti e il suo Governo tecnico. Scrive Coldiretti: "C'è però anche un 40 per cento di italiani che vive serenamente senza particolari affanni economici e l'1 per cento che si puo' concedere dei lussi".

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