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Censis-Confcommercio: l'Italia è ferma, senza credito e senza fiducia

Il rapporto presentato a Roma di Censis e Confcommercio rivela che "l'Italia è ferma" nonché "sfiduciata e senza credito", tanto che più di 11 milioni di famiglie pensano di non poter mantenere l'attuale tenore di vita e 7 milioni non riescono a rispettare le scadenze di pagamento.

"Il Paese è fermo" denuncia il direttore dell'Ufficio Studi di Confcommercio, Mariano Bella, commentando i dati che emergono dall'Outlook Italia 2013 di Censis-Confcommercio sul clima di fiducia di famiglie e imprese, presentato in conferenza stampa a Roma. La situazione in Italia è sempre più drammatica. Mentre la politica dimostra tutta la propria ineguatezza, non riuscendo neanche a convergere sul candidato scelto la sera prima per la Presidenza della Repubblica, più di 11 milioni di famiglie pensano di non poter mantenere l'attuale tenore di vita e 7 milioni non riescono a rispettare le scadenze di pagamento, rivela il rapporto Censis-Confcommercio. Ben il 53,7% degli italiani, inoltre, ha problemi a far fronte a una spesa improvvisa mentre l'87% è molto preoccupato per il futuro. "Con il livello attuale di fiducia di famiglie e imprese è impossibile una ripresa nel giro di qualche mese. - sottolinea Mariano Bella - Negli ultimi mesi il 23% delle famiglie ha avuto problemi con il mondo del lavoro, fatto che non può che influenzare poi il reddito e quindi la fiducia delle famiglie stesse". Le imprese, poi, devono subire "la condizione peggiore della storia economica italiana in termini di finanziamento". Nel primo trimestre 2013 solo l'11,5% delle imprese ha chiesto un prestito e di queste appena il 29,6% lo ha ottenuto, quindi in totale la percentuale di imprese finanziate stata solo del 3,4%. Eppure, c'è bisogno di prestiti, solo che solo il 6,4% delle famiglie lo chiede in banca mentre il 26,5% si rivolge ad amici o parenti. "Senza credito la vita aziendale è insufficiente e se le imprese non funzionano non c'è occupazione e non c'è crescita" fa notare il direttore di Confcommercio, che lancia un monito. Per il momento, infatti, il quadro complessivo dell'Italia è di "sfiducia", ma se questa si trasformerà in "depressione" la crisi sarà "ben peggiore dell'attuale".

Il direttore del Censis, Giuseppe Roma, sottolinea invece come gli italiani, da sempre popolo di grandi risparmiatori, comincia ad intaccare il proprio patrimonio, più o meno grande, per far fronte alle spese. Se il 71% degli italiani riesce ancora ad "andare in pari", solo il 12% riesce a mettere qualcosa da parte contro il 17% costretto ad erodere i propri risparmi. Bel il 43,6% delle famiglie usa inoltre i risparmi accumulati in passato, ma la percentuale di chi posticipa i pagamenti è passata dal 13% al 32%. Il direttore del Censis spiega che "il vero crollo dei consumi c'è stato nel 2012" ma "oggi viviamo la crisi più lunga della storia italiana che ha fatto bruciare 114 miliardi di PIL". Per far decollare nuovamente i consumi, però, bisogna far ripartire il mercato del lavoro, visto che "il 12% delle famiglie ha un componente che teme di perdere il lavoro e il 30% dei lavoratori dipendenti ha visto diminuire il proprio reddito". Senza contare chi il lavoro non ce l'ha più. "Il sentimento delle famiglie è di grande difficoltà e deriva soprattutto dalla preoccupazione per la condizione lavorativa. Per la ripresa dei consumi bisogna saper contare sulla capacitá di reagire delle famiglie italiane" chiarisce quindi Giuseppe Roma, che chiede "più politica per le imprese, ma anche più politica per le famiglie". Più politica, non meno politica come si vuole far credere ultimamente.

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