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Istat: 3 milioni e mezzo di famiglie senza redditi. Italia la più vecchia tra UE

Quadro inquietante e devastante dell'Italia quello disegnato dal Rapporto Istat 2017. Oltre 3 milione e mezzo di famiglie sono senza redditi da lavoro e 1,6 milioni di famiglie sono in povertà assoluta. La classe operaia non esiste più e tra i benestanti ci sono solo gli impiegati. Inoltre, l'Italia è tra quei Paesi a più elevato invecchiamento al mondo.

Sono 3 milioni e 590mila le famiglie (il 13,9%) senza redditi da lavoro, cioè dove non ci sono occupati o pensionati da lavoro. E' questo uno dei dati più drammatici che emerge dall'ultimo Rapporto annuale Istat, appena presentato. In stato di povertà assoluta sono invece 1,6 milioni di famiglie, mentre il 28,7% è a rischio di povertà o esclusione sociale. Risale così l'indicatore di grave deprivazione materiale, che passa all'11,9% dall'11,5% del 2015.

Ed infatti, secondo l'istituto di statistica nel 2016 i 15-34enni che vivono ancora a casa con i genitori sono il 68,1% dei coetanei (circa 7 under 35 su 10), corrispondenti a 8,6 milioni di persone. Pur aumentando l'occupazione, questa è sempre di più di bassa qualità e part-time.

L'Istat certifica quindi che la crisi economica ha penalizzato soprattutto le nuove generazioni, tanto che la classificazione sociale è ormai in base solo al reddito, che di norma è detenuto dai pensionati (gli ex baby boomer) e dai dipendenti.
Le "famiglie di impiegati" appartengono infatti alla fascia benestante (4,6 milioni di nuclei per un totale di 12,2 milioni di persone) mentre le "famiglie degli operai in pensione" rientrano nella fascia a reddito medio (5,8 milioni per un totale di oltre 10,5 milioni di persone).

"La diseguaglianza sociale non è più solo la distanza tra le diverse classi, ma la composizione stessa delle classi" si precisa da via Cesare Balbo, spiegando che "la crescente complessità del mondo del lavoro attuale ha fatto aumentare le diversità non solo tra le professioni ma anche all'interno degli stessi ruoli professionali, acuendo le diseguaglianze tra classi sociali e all'interno di esse".

Ogni hanno che passa si assiste sempre di più alla "perdita dell'identità di classe, legata alla precarizzazione e alla frammentazione dei percorsi lavorativi". Ed infatti "la classe operaia" perde "il suo connotato univoco" e rientra per quasi la metà dei casi nel gruppo che l'Istat chiama dei "blue-collar" (colletti blu), cioè composto da giovani e famiglie a basso reddito. La piccola borghesia invece è caratterizzata soprattutto dalle famiglie tradizionali della provincia.

Il quadro della società italiana è inquietante. Interi segmenti di popolazione infatti "non rientrano più nelle classiche partizioni: giovani con alto titolo di studio sono occupati in modo precario, stranieri di seconda generazione che non hanno il background culturale dei genitori, stranieri di prima generazione cui non viene riconosciuto il titolo di studio conseguito, una fetta sempre più grande di esclusi dal mondo del lavoro dovuta anche al progressivo invecchiamento della popolazione".

L'Istat rivela infatti che al 1 gennaio 2017 la quota di individui di 65 anni e più ha raggiunto il 22% della popolazione, collocando il l'Italia al livello più alto nell'Unione europea e "tra quelli a più elevato invecchiamento al mondo". Sono in 13,5 milioni gli italiani che hanno più di 65 anni mentre gli ultraottantenni sono 4,1 milioni.

© riproduzione riservata | online: | update: 17/05/2017

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