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Corruzione Roma: dal software delle Procure al padre di Alfano. PD difende ministro

Spunta nuovamente il nome del ministro dell'Interno Angelino Alfano nelle carte dell'inchiesta della Procura di Roma per corruzione e riciclaggio. In una intercettazione una indagata sostiene che il padre di Anfano avrebbe inviato alla cricca "80 curriculum". Il ministro parla di "barbarie illegale". Intanto, sembra che Raffaele Pizza volesse mettere le mani sul sistema Tiap, il "Trattamento informatizzato Atti Processuali", in uso anche alla Procura di Roma.

Spunta nuovamente il nome del ministro dell'Interno Angelino Alfano nelle carte dell'inchiesta della Procura di Roma per corruzione e riciclaggio. Il faccendiere Raffaele Pizza (fratello dell'ex sottosegretario del governo Berlusconi) si era vantato di aver fatto assumere il fratello di Alfano alle Poste mentre una delle indagate intercettate ha sostenuto: "...la sera prima...mi ha chiamato suo padre...mi ha mandato 80 curriculum...ottanta.... dicendomi...non ti preoccupare....tu buttali dentro...la situazione la gestiamo noi...e il fratello comunque è un funzionario di Poste....anzi è un amministratore delegato di Poste...".

Dopo aver parlato di "ri-uso politico degli scarti di un'inchiesta giudiziaria", Angelino Alfano dichiara che è "indegno" dare credito a "due signore che parlano, anche insultandomi" e "non so chi siano". Per Alfano infatti "oggi la barbarie illegale arriva a farmi scoprire, dalle intercettazioni tra due segretarie, che un uomo di ottant'anni, il cui fisico è da tempo fiaccato da una malattia neurodegenerativa che non lo rende pienamente autosufficiente, avrebbe fatto 'pressioni' presso le Poste per non so quale fantastiliardo di segnalazioni".

Nonostante la presa di distanza, le opposizioni cominciano a fare pressing per far dimettere il ministro dell'Interno. Il MoVimento 5 Stelle ricorda per esempio che nel 2013 il pentastellato Andrea Colletti aveva presentato un'interrogazione proprio sul posto di lavoro ottenuto dal fratello di Angelino Alfano, che non ha mai avuto risposta. Nell'interrogazione al Ministero dell'Economia si chiedeva se "la nomina del dottor Alessandro Alfano a dirigente di Postecom (..) sia avvenuta in seguito ad una scrupolosa valutazione del curriculum vitae del candidato e/o all'esito di una comparazione tra diversi profili professionali idonei a ricoprire quell'incarico dirigenziale".

Anche Matteo Salvini, leader della Lega Nord, chiede le dimissioni di Alfano mentre il PD si schiera a fianco dell'alleato di governo. Il capogruppo dem alla Camera, Ettore Rosato, aferma infatti: "Alfano sta facendo bene il suo lavoro e le cose che leggiamo non coinvolgono né il suo lavoro né la correttezza del suo comportamento".

Intanto, dalle intercettazioni emerge anche il fatto che Raffaele Pizza voleva mettere le mani sul sistema Tiap, il "Trattamento informatizzato Atti Processuali", in uso anche alla Procura di Roma. L'obiettivo era quello di diventare fornitore esclusivo del sistema grazie ai presunti agganci con il cosiddetto Giglio Magico, cioè persone vicine al premier Matteo Renzi, che avrebbe dovuto fare un "decreto ministeriale per il riuso del software Tiap con soluzioni tecnologiche innovative". Su tale vicenda i magistrati di Roma hanno aperto un filone di indagine autonomo.

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