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ACTA bocciata in Europa. Ma "paradosso" in Italia è legge dal 2006

L'ACTA è stata fermata in Europa, ma in quei Paesi che l'hanno sottoscritta a Tokyo il "pericolo" rimane . Anche l'Italia ha siglato l'ACTA il 26 gennaio 2012 (uno dei 22 su 27 Stati membri dell'Unione europea) e le parole di Enzo Mazza, presidente di Fimi-Confindustria, sono emblematiche.

L'"Anti-Counterfeiting Trade Agreement" meglio conosciuto come ACTA in Europa non avrà futuro, almeno con questo nome e in questi termini.
Il trattato che avrebbe in un certo modo "globalizzato" il modo di intendere (e di volere) la protezione della "proprietà" intellettuale, è stato fermato a Strasburgo da una schiacciante maggioranza parlamentare: 478 voti contrari , 39 a favore , 165 astenuti. In altri termini il Parlamento europeo non ha ratificato un trattato (fortemente voluto dagli USA) già siglato da 22 Stati membri dell'Unione Europea tra cui l'Italia.
Il rapido dietrofront dei parlamentari europei è dato, secondo molti osservatori, dalla risposta degli attivisti che, sia su internet sia con iniziative mirate , avevano costruito una solida pressione politica contro l'ACTA e la sua possibile azione "liberticida" nei confronti della libertà di espressione e del libero scambio in rete.
Ma la bocciatura dell'ACTA in Europa potrebbe però essere una vittoria "illusoria" per la "società civile" negli Stati nazionali.
In Italia ad esempio è interessante riflettere sulle parole di Enzo Mazza, presidente di Fimi-Confindustria riportate dal magazine Condé Nast Wired.it : "il paradosso del voto su Acta è che tutte le previsioni normative incluse nell'accordo bocciato oggi, sono già state recepite dall'ordinamento italiano nel 2006, con il decreto di attuazione della direttiva 2004-48-CE in materia di tutela dei diritti di proprietà intellettuale (c.d. "Direttiva Enforcement")", e sottolinea "E' la dimostrazione dell'isteria collettiva di una politica che corre dietro alle istanze populistiche del Web, senza ricordarsi nemmeno di ciò che ha votato qualche anno fa e che i giudici applicano quotidianamente".

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