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Giovani UE utilizzano fonti illegali su internet: ma solo per intrattenimento

Un quarto dei cittadini dell'Unione europea di età compresa tra i 15 e i 24 anni ammette di aver utilizzato intenzionalmente fonti illegali per accedere a contenuti online negli ultimi 12 mesi. Ma a quali contenuti vogliono accedere (senza pagare) i giovani europei? Sostanzialmente a film, serie tv, musica e videogiochi: quindi mero intrattenimento mainstream.

Un quarto dei cittadini dell'Unione europea di età compresa tra i 15 e i 24 anni ammette di aver utilizzato intenzionalmente fonti illegali per accedere a contenuti online negli ultimi 12 mesi. E' quanto emerge dalla ricerca condotta dall'Ufficio dell'Unione europea per la proprietà intellettuale (EUIPO) e diffusa dall'Osservatorio europeo sulle violazioni dei diritti di proprietà intellettuale che fa seguito a uno studio, intitolato "Cittadini europei e proprietà intellettuale: percezione, consapevolezza e comportamento", che ha rilevato gli atteggiamenti dei cittadini dell'UE nei confronti della proprietà intellettuale.
Tale studio, il primo del suo genere in Europa, ha mostrato infatti che i cittadini di età compresa tra i 15 e i 24 anni erano coloro che assumevano atteggiamenti più tolleranti in materia di contraffazione e download illegale. La ricerca rivela quindi che la maggior parte dei giovani afferma di utilizzare fonti illegali perché è gratis oppure è più conveniente che accedere a contenuti provenienti da fonti legali.
Ma a quali contenuti vogliono accedere (senza pagare) i giovani europei? Sostanzialmente a film, serie tv, musica e videogiochi. I giovani europei non puntano quindi ad un sapere libero ed accessibile a tutti ma al mero intrattenimento mainstream. E' la Spagna a detenere il record di giovani (19%) che hanno acquistato intenzionalmente nell'ultimo anno prodotti contraffatti, mentre il 33% ha utilizzato intenzionalmente fonti illegali per accedere a contenuti online. In Italia "solo" il 9% sceglie di compare prodotti contraffatti su internet, in generale per il timore che i propri dati vengano utilizzati in modo improprio. Al contrario, i giovani italiani sono propensi (il 22%) ad usufruire delle fonti illegali per accedere ai contenuti online.

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